Il leader di Air France spara su Alitalia

E così secondo il numero uno di Air France, Cyril Spinetta, per Alitalia ormai «serve l'esorcista». Può essere vero, ma siamo sicuri che chi ha messo il demonietto finale nel corpo malato della nostra compagnia aerea non sia stato proprio lui, con la colpevole complicità del non rimpianto governo precedente? Penso valga la pena di ricordare come si sia arrivati alla situazione attuale. L'annuncio dell'intenzione di vendere la compagnia di bandiera risale al primo dicembre 2006. A quell'epoca le casse dell'Alitalia erano ancora relativamente piene grazie ad un'iniezione di capitali (in maggioranza privati) pari ad un miliardo di euro, completata non più tardi di un anno prima grazie al cosiddetto «piano Cimoli», che aveva convinto un buon numero di investitori. Logico che un'Alitalia se pur con problemi strutturali ma adeguatamente rinforzata, presentasse una certa attrattiva; inoltre l'economia internazionale andava a gonfie vele e le aviolinee erano merce pregiata, basti pensare che nel corso del 2006 Lufthansa raddoppiò il proprio valore alla Borsa di Francoforte e in pochi mesi il prezzo dei titoli Iberia crebbe da 1.90 euro ad oltre 4. Insomma, le condizioni per concludere una vendita in modo ottimale c'erano tutte.
Ai numerosi interessati che si presentarono (undici, poi ridotti a cinque per la «fase due», notare: Air France non c’era) vennero però opposte condizioni lunari e in parte indeterminate, per poi arrivare, una volta che tutti i pretendenti si furono ritirati, all'annullamento del bando e alla fase della trattativa privata. Ed ecco che magicamente appare Air France. Trattativa pubblica no, privata, anzi privatissima sì. D'altra parte gli esorcismi non riescono bene sulla pubblica piazza: quelli semmai sono roba da santoni americani, qui da noi le cose è meglio farle ben nascosti da spesse tende e Prodi di spiritismo aveva già dimostrato in altre occasioni di intendersene. Fatto sta che dopo aver incenerito otto mesi favorevolissimi lo Stato regala all'esorcista francese quella che in gergo si chiama free call, vale a dire un'opzione su Alitalia senza alcun vincolo. Air France ovviamente usa benissimo il regalo, prende tempo (anche perché nel frattempo i mercati stanno volgendo al brutto) e alla fine, complice l'esplosione del prezzo del petrolio e le borse in caduta libera propone un'offerta preliminare contenente molti punti a cui il governo aveva già detto no agli altri offerenti, quelli «veri», della gara ufficiale (adesso però chissà come mai vanno bene) più altri, vessatori, in omaggio. Al momento poi di formalizzare la proposta definitiva l'offerta si è ormai mutata in una presa in giro, con condizioni chiaramente irricevibili.
Del resto l'appetito vien mangiando e i camerieri della sinistra avevano fatto uscire tutti i commensali educati per dedicarsi al Pantagruel d'oltralpe, anche quando ormai era chiaro che il conto non sarebbe stato saldato. Infatti dopo appena un mese dalla proposta-beffa, Air France se ne va senza nemmeno scusarsi per il disturbo e i piatti del banchetto, cortesemente offerto dai contribuenti, vengono lasciati da lavare guarda caso al nuovo esecutivo. No, Alitalia non ha bisogno di un esorcista, quello sarebbe se mai servito per chi, la scorsa legislatura, ha consentito che si arrivasse a questo punto; l'Italia è lo stato turisticamente più appetibile del mondo, abbiamo una posizione geografica unica, anche in uno scenario di alti costi del carburante Roma ha una posizione di hub naturale per l'intero Mediterraneo e per le aree del vicino oriente, in fermento proprio grazie al petrolio.
Se chi acquisterà Alitalia avrà davvero mano libera (e qui sta il difficile) potrebbe trovarsi fra le mani un tesoro. Ricordiamo che William Peter Blatty, l'autore de L'esorcista scrisse anche la sceneggiatura per il film del 1969 «Quel fantastico assalto alla banca»: per adesso almeno quello, se pur a caro prezzo, è stato sventato.

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