Il leader dello scudocrociato sogna già il 15% alle Europee

L’obbiettivo di Casini è «un grande salto» al prossimo appuntamento elettorale: «Proporremo una piattaforma diversa dal centrodestra»

nostro inviato a Palermo

Le note del Biancofiore, quelle dell'inno di Mameli e il tormentone del vecchio hit di Claudio Baglioni Strada facendo risuonano nel Palasport di Palermo. E la platea composta e imbandierata - con tanto di striscione «qui sono le bandiere», tanto per non lasciare dubbi a chi volesse attingere alle risorse dell'organizzazione - saluta il leader dell'Udc con un boato simile a quello che riserva al «Presidente», al secolo Totò Cuffaro. Pier Ferdinando Casini - il grande «autoescluso» dalla manifestazione di piazza San Giovanni - prende la parola e detta il suo manifesto politico, prefigurando un disciplinatissimo presidio del centro. Tra un intervento e l'altro, però, si aggiorna di continuo sul grande evento parallelo da un milione di persone che prende forma per le strade di Roma. Le cifre sono impressionanti. Ma lui non si scompone, incassando il successo degli (ex) alleati con sportività: «Sapevo che sarebbe andata molto bene». Il commento successivo, però, che si concede parlando con i suoi si attesta su tonalità amare: «Questa manifestazione oggi rafforza Berlusconi, da domani rafforzerà Prodi». La mente del leader dell'Udc è già puntata verso il futuro. Alla battaglia in Senato sulla Finanziaria. Ma soprattutto, in una prospettiva di più lunga durata, all'appuntamento delle Europee per il quale con il proporzionale puro e con l'aggregazione di tutta la galassia ex democristiana, da Lombardo a Carollo, si punta all'ambiziosissimo traguardo del 15%. Una soltanto è la certezza: «Vogliamo fare un salto in avanti» dice Casini ai suoi collaboratori. «Proporre una piattaforma diversa del centrodestra». E se Forza Italia e An fanno una lista unica «per noi si aprono praterie al centro», senza contare i voti che saranno in libera uscita dalla Margherita alla luce del fallimento del governo Prodi. L'imperativo, insomma, è presidiare il centro. Fermo restando che «non è detto che poi con il centrodestra non si possa costruire un disegno comune».