Il leader islamico: «Un grande passo avanti»

Non lo aveva votato. E tantomeno lo ha applaudito ieri, quando è salito sul palco del Teatro Dal Verme a ritirare il premio. Ma Mahmoud Asfa, il presidente della Casa della cultura islamica di via Padova premiato ieri con l’Ambrogino d’oro, non se la prende nemmeno con il capogruppo della Lega Matteo Salvini: «Sono pronto a stringergli la mano, anche se è contro la presenza dei musulmani a Milano». Ricorda pure che otto anni fa gli aprì le porte del centro per la campagna elettorale (anche se il diretto interessato smentisce), «ma allora la Lega era contro i “terroni”, adesso va di moda attaccare i musulmani. Quando avremo un peso politico questo problema sarà superato». Ma già il premio, dice, segna un’inversione di tendenza. «E due anni fa - ricorda Asfa - ci dissero no alla moschea, anche se abbiamo un terreno di proprietà, ora invece il consiglio comunale ha votato per i luoghi di culto, un grande passo avanti». Eppure: in tre giorni la Lega ha già raccolto 10mila firme contro la creazione di nuove moschee. «Milano - insiste invece l’imam - ha bisogno di piccoli luoghi di culto, chiediamo il minimo necessario per poter professare la nostra religione». Il centro di via Padova «è per l’integrazione, anche noi contribuiamo allo sviluppo della città». E a differenza di viale Jenner, «noi siamo contrari al partito islamico, la nostra comunità dà a ciascuno la libertà di iscriversi in qualunque partito italiano». Ma il Carroccio non molla: «L’unica nota stonata degli Ambrogini? Il premio all’imam», insiste il capodelegazione in Regione, Davide Boni.
I rappresentanti di sinistra e Pd seduti sul palco degli Ambrogini, invece, non sono neanche riusciti a mettersi d’accordo sulla protesta al premio per Marina Berlusconi: l’input era indossare cravatta o sciarpa viola (simbolo del No-B Day), ma Davide Corritore e Carlo Montalbetti hanno detto no. La presidente di Mediaset e Mondadori (accompagnata dal marito Maurizio Vanadia e dalla madre Carla Dall’Oglio) ha dedicato il premio «a mamma e papà» e ricordato: «Non riguarda solo me, ma le aziende che fanno parte del nostro gruppo e tutto quello che hanno fatto e continuano a fare per Milano, in termini di occupazione e come motore di informazione, cultura, innovazione». Resta giù dal palco invece Basilio Rizzo della Lista Fo, per contestare il mancato premio agli operai Innse. Tra i premiati gli stilisti Dolce e Gabbana («lo dedichiamo a Milano che ci ha reso famosi e ci ha permesso di lavorare nella moda»). «Doppietta» per l’ex dell’Inter Giuseppe Bergomi, che ha ritirato l’Ambrogino per sé e pure per l’«avversario di sempre» Paolo Maldini, visto che l’ex capitano del Milan era all’estero. Niente applausi dall’opposizione per il Nucleo tutela trasporto pubblico, i ghisa che operavano anche sui bus blindati su cui sono stati caricati i clandestini. Contro il premio, mini-protesta dei centri sociali davanti al teatro.