Il leader islamico: «No ai disordini Fuori i violenti dal nostro centro

Asfa e i gli imam della moschea hanno deciso di convocare subito una preghiera, per invocare la fine delle violenze. Il giorno dopo anche la parrocchia di via Cambini - l’alleata di tante iniziative in questi anni - ha promosso un incontro analogo di preghiera e riflessione.
La moschea condanna in modo netto i violenti: ovviamente l’assassinio del giovane egiziano, ma anche tutte le «derive», i disordini esplosi in seguito. «Quelli che hanno distrutto le auto e i negozi - assicura il direttore - non sono aderenti al nostro centro, ma io dico che chi sa qualcosa, chi ha amici o conoscenti che sanno qualcosa, deve andare a denunciare tutto alle autorità. Chi si fa giustizia da solo si mette fuori dalla nostra comunità». «La Casa della Cultura islamica - dice Asfa - lavora per riportare tutta la comunità egiziana di via Padova alla calma lasciando che le autorità competenti portino a termine le loro indagini», ma «auspica anche che le autorità non isolino via Padova dopo questo deplorevole fatto e che siano più presenti non solamente con la sicurezza ma anche con progetti sociali coordinati e luoghi che facilitano l’integrazione».
I politici infine: «Questo è un caso gravissimo - dice il direttore - un ragazzo giovanissimo che da 4 anni aveva lasciato casa sua per cercare una vita migliore viene ucciso con una coltellata, e c’è chi strumentalizza anche un ragazzo morto per la campagna elettorale». «Via Padova - dice - non può essere messa in quarantena e lasciata ai politicanti che utilizzano questo caso isolato per portare acqua al loro mulino». Le critiche dell’imam non sono solo per la Lega: «La proposta della caccia al clandestino casa per casa non mi è piaciuta - dice il direttore - così questo discorso ripetuto sulla chiusura del nostro centro». «Ma - aggiunge - parlo anche della sinistra. Siamo stufi delle strumentalizzazioni».
AlGia