Il leader li carica. E gli azzurri ritrovano l’orgoglio

I militanti: «Ci ha ridato entusiasmo». Bondi: «Siamo una risorsa per l’Italia»

Fabrizio de Feo

nostro inviato a Gubbio

Dileggiati. Liquidati come «una parentesi» della storia politica italiana. Descritti da certa stampa come gli inquilini di un partito di plastica arrivato alla fine del suo ciclo. Ridotti a merce appetibile e riciclabile su cui mettere le mani, dopo un adeguato cambio di ragione sociale. Segnati dalle defezioni dei «mestieranti della politica», per dirla con Berlusconi, ovvero i transfughi diretti verso lidi politici considerati vincenti alle prossime Politiche. Ma anche decisi a tirare fuori le unghie e l’orgoglio e a scandire a chiare lettere che Forza Italia non vuole saperne di farsi rinchiudere in cliché o parentesi né di farsi contagiare dallo sconfittismo che gli viene cucito addosso. «È stato bello vedere Berlusconi venire qui, tirarsi su le maniche e darci sotto con l’entusiasmo» commenta un militante lombardo. «Lui è il nostro generale Custer e qui c’è tanta gente che è disposta a seguire lui. E basta». Gli fa eco il sottosegretario Valentina Aprea. «Noi ci siamo oggi e ci saremo anche in futuro, a dispetto dei menagramo. Berlusconi oggi qui tra noi a Gubbio è proprio la scossa che ci serviva. Forza Italia è e resterà un baluardo della democrazia». Passa un ragazzo, uno dei giovani guidati dal leader giovanile Simone Baldelli, e lascia cadere una battuta condita da un evidente accento emiliano: «Noi avremo pure i nostri casini ma di andare con Casini non ne abbiamo mica voglia...».
L’«effetto Berlusconi», insomma, si fa sentire. E aiuta a risvegliare un orgoglio di squadra e di partito presente tanto nella base quanto nei vertici.
Fabrizio Cicchitto, ad esempio, non ci sta ad assistere silente alle grandi manovre in corso. «Sta avvenendo un tentativo di amputazione e mistificazione al quale non possiamo non reagire. Noi che siamo la più consistente forza di centro, veniamo demonizzati e quasi scippati di questa caratterizzazione. Abbiamo resistito e anzi abbiamo il merito, proprio come Forza Italia, di non esserci arresi. Anzi abbiamo sviluppato una controffensiva culturale e politica, noi tutti di Forza Italia, così rozzi, così stupidi, così inesistenti culturalmente come ci descrivono Galli Della Loggia e qualcun altro, ma ancora capaci di fare politica meglio degli altri».
Le incognite del momento si affastellano e costruiscono un castello facile da scuotere. Ma la risposta è compatta e assume toni vibranti anche nel messaggio che Giuseppe Pisanu invia al seminario. «Chi oggi, in buona o malafede, sottovaluta il nostro ruolo, venga a Gubbio, oppure getti uno sguardo sugli atti di questa legislatura: scoprirà facilmente che i gruppi parlamentari di Forza Italia sono i più presenti e attivi, al Senato e alla Camera. Certo - prosegue Pisanu - non disponiamo di associazioni collaterali né di militanti capillarmente inseriti nei centri di decisione economica, sociale e culturale, ma siamo operosi e fedeli al mandato elettorale. Certo - insiste - più di qualsiasi altro partito italiano ci riconosciamo nella figura del nostro leader, ma questo, che è un bene, non ci impedisce di esprimere una nostra autonoma e insostituibile vitalità politica».
Quindi è ora di «lasciar cadere le polemiche» e raccogliere invece «le provocazioni politiche, anche le più pungenti, quando pongono problemi importanti». Nel nome di un futuro che è ancora tutto da costruire, come ribadisce, con orgoglio, il coordinatore Sandro Bondi. «Tutti i militanti di Forza Italia devono avere la consapevolezza di rappresentare una risorsa indispensabile per il Paese. Il nostro partito resta un evento vivo e storicamente decisivo».