Il leader moderato: «Con i raid crescerà una generazione di nuovi kamikaze»

«Che questa sia un'operazione tesa ad assicurare una sorta di sicurezza ai suoi confini meridionali, è una grossolana bugia. Il vero obiettivo di Israele è rovesciare il regime di Hamas a Gaza, costi quel che costi».
Medico di professione, segretario del Palestinian National initiative (Mubadara), Mustafà Barghouti, 51 anni, è fra i leader palestinesi quello che forse meglio incarna le istanze laiche e non violente della classe media. Alle presidenziali di tre anni fa, vinte da Abu Mazen, Barghouti ottenne il 20 per cento dei voti. Stretti fra l'inefficienza e la corruzione di Al Fatah e la deriva fondamentalista di Hamas, un crescente numero di palestinesi vedono oggi in Barghouti e nel suo movimento un’alternativa possibile per uscire da un dramma durato già troppo a lungo.
Dunque lei non crede che l'operazione “Piombo Fuso“ gioverà alla sicurezza di Israele?
«Al contrario. L'operazione ha uno scopo elettorale preciso. Guardatemi, sembra dire il ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni ogni volta che si affaccia in tv. Fidatevi di me. So essere spietata come Bibi Netanyahu. Nessuno pensa, in questo momento, alla nuova generazione di kamikaze che crescerà nutrendosi dell'odio provocato dalla strage di Gaza».
Hamas potrebbe tuttavia uscire molto indebolita, non solo militarmente, dall'operazione.
«Anche questo mi pare improbabile. Più verosimile, al contrario, è che l'operazione si ritorca contro il governo israeliano, come accadde con l'invasione del Libano due anni fa. Io dico che la strada da percorrere è un'altra: isolare l'ala estremista di Hamas appoggiando la fazione moderata, quella che ritiene possibile una pace duratura».
Pensa che si assisterà a una massiccia operazione di terra dell’esercito israeliano?
«È molto probabile. Ma non vedo che cosa cambi. L'occupazione di Gaza da parte di Tsahal non è mai cessata, nonostante il plateale abbandono degli insediamenti nella Striscia. Loro controllano i confini, lo spazio aereo, il mare. Da due anni, gli abitanti di Gaza vivono sotto assedio, in una sorta di apartheid. Oltre 260 persone, affette da malattie croniche, sono morte per mancanza di cure adeguate. La rabbia innescata dagli attacchi di questi giorni, i morti tra i civili portano acqua al mulino di Hamas. Un errore che si ritorcerà contro tutto il popolo palestinese».
LG