Leasing della barca e due mutui La vita a rate del leader Maximo

Oltre agli 8mila euro mensili per Ikarus, il presidente Ds versa circa 3mila euro per appartamenti acquistati a Roma nel quartiere Prati

Emanuela Fontana

da Roma

Una vita a rate: è quella, cifre alla mano, di Massimo D’Alema. Eh sì, perché il presidente della Quercia, per il credito (con la c minuscola) e i prestiti personali sembra avere un’autentica predilezione. Contare per credere.
Della rata del leasing da 8mila e passa euro al mese contratta con la Bpi di Gianpiero Fiorani per comprarsi il suo bel veliero Ikarus sappiamo molto, anche se non tutto. Per esempio non è chiaro se la rata la paga interamente D’Alema (il conto corrente della Banca popolare italiana su cui viene effettuato mensilmente il bonifico è il suo) o se invece contribuiscono alla spesa e in che modo anche i due soci con cui, come ha spiegato più volte il presidente della Quercia, divide la proprietà della barca.
Ma si tratta, evidentemente, di dettagli tecnici. Quel che è certo è che le attività finanziarie del leader Maximo non si fermano al settore nautico. Si estendono anche a quello del mattone. E pure qui con qualche sorpresa.
Eh già, perché secondo l'ufficio ipoteche di Roma, il presidente della Quercia oltre all’ormai famoso leasing nautico, deve far fronte ogni mese a due mutui immobiliari: uno da 250 milioni di vecchie lire a rate semestrali e tasso del 4,6% contratto nel 1997 con il Banco di Napoli e l’altro, di entità più cospicua, stipulato nel 2000 presso un istituto di credito del suo collegio, la Banca del Salento: 500 milioni di vecchie lire da saldare in dieci anni con rate mensili.
Riassumendo: ogni mese D’Alema e famiglia devono accantonare, euro più euro meno, 11-11,5 mila euro (8mila per il leasing nautico più altri 3mila e rotti per i mutui immobiliari) per far fronte agli impegni che hanno assunto con i diversi istituti di credito.
Niente male, come sforzo finanziario, anche per un politico di lungo corso, con un passato da presidente del Consiglio e un presente da autorevole leader di partito, nonché autore di libri di discreto successo.
Sulla destinazione dei due mutui di casa D’Alema non ci sono molti misteri. Il primo, quello da 250 milioni di vecchie lire, è stato utilizzato dal presidente dei Ds per acquistare la sua attuale abitazione dopo lo scandalo di Affittopoli.
Era il 1995. Tra i politici che godevano di affitti di favore da enti pubblici c’era anche Massimo D’Alema, che dopo una durissima campagna stampa guidata dal Giornale sulla sua casa di Trastevere, al Maurizio Costanzo Show capitolò: la lasciò.
Nella vicenda era entrato anche Walter Veltroni. Ma mentre l’attuale sindaco chiedeva di farsi alzare l’affitto, il presidente dei Ds prendeva la decisione di comprare una casa di proprietà a Roma: un appartamento di sette vani più terrazzo in zona Prati, primo piano.
Siamo nel 1997: anni favorevoli per comperare casa. Il prezzo concordato fu di 750 milioni di vecchie lire: un affare considerate le quotazioni attuali del mercato immobiliare romano. D’Alema versò una parte e si fece finanziare i restanti 250 milioni dal Banco di Napoli, istituto convenzionato con la Camera.
Tre anni dopo, arrivò il secondo mutuo. Nel 2000 D’Alema decise infatti di acquistare un secondo appartamento, sempre nello stesso palazzo del quartiere Prati, da destinare ai propri figli. Infatti l’immobile risulta cointestato ai figli G. e F., allora entrambi minorenni, ora di 19 e 15 anni.
Dieci vani per i quali papà D’Alema dovette indebitarsi per altri 500 milioni di vecchie lire da rimborsare in dieci anni.
A proposito dei suoi risparmi, Massimo D’Alema, qualche anno fa, ebbe a spiegare: «Avrò circa 200 milioni di lire, che ho collocato su un fondo bilanciato affidandomi a un gestore, cioè la banca presso la quale tengo il mio conto corrente».
Evidentemente il bilancio del fondo ha dato buoni frutti. E ora D’Alema può vivere (e navigare) tranquillamente a rate.