Leasing italiano, un business da 1550 milioni

Antonio Risolo

da Milano

Un settore in crescita, un settore che continua a far da traino all’economia di un Paese che non riesce a scrollarsi di dosso le incertezze, soprattutto politiche, del suo futuro. Un settore con poche ombre e con un ottimo appeal finanziario. Parliamo del comparto della nautica da diporto, un business che nel 2005, secondo i dati forniti dall’Ucina (Unione nazionale cantieri e industrie nautiche), è cresciuto del 9% sul 2004 con un fatturato di oltre 2,4 miliardi ed ha contribuito al prodotto interno lordo per 2,9 miliardi di euro.
Non vi sono dubbi: si tratta di un mercato che, al di là di ogni possibile crisi, ha trainato e traina il made in Italy proprio nei momenti in cui lusso e moda viaggiano con il freno tirato. Come non c’è alcun dubbio sul ruolo determinante che negli ultimi anni ha svolto il cosiddetto «leasing italiano». Lanciato nella seconda metà del 2000 per contrastare il boom di quello francese che aveva provocato la grande fuga dei nostri armatori verso la Costa Azzurra, il sistema di locazione finanziaria studiato per le barche, secondo i dati forniti da Assilea, continua a far registrare numeri da primato: 1543 milioni di euro nel 2006 (3.414 contratti) contro i 1116 milioni del 2005 (2.746 contratti).
Tuttavia, per ottenere questi risultati, il «leasing italiano» ha dovuto attendere la circolare del 7 giugno 2002 dell’Agenzia delle entrate per l’abbattimento dell’Iva al 6% (Tremonti-bis) e la successiva legge nautica del 2003 fortemente voluta dal governo Berlusconi. Nella tabella sopra sono evidenziate le prime dieci società con i dati relativi al periodo gennaio-agosto 2006, sia in termini di contratti sia in termini di valore assoluto.
«Nel mondo del leasing della nautica da diporto - ha detto al Giornale Sandro Casellato, general manager di Fortis Lease Italia - si è assistito a un notevole incremento dei volumi dei contratti stipulati dal 2002 in poi soprattutto grazie ai benefici della legislazione in materia di Iva e alle disposizioni della circolare 49-e del 7 giugno 2002 che hanno sostanzialmente equiparato i vantaggi del “leasing francese” a quello “italiano". L’ammontare dei contratti di locazione su imbarcazioni da diporto è passato dai 243,8 milioni di euro nel 2002 ai 609,5 milioni nel 2003. Quindi un crescendo fino ai 1544,4 milioni del periodo gennaio-agosto 2006. Attualmente Fortis Lease Spa - la società italiana di leasing del gruppo Fortis Lease Sa che ha sede in Lussemburgo - mantiene la quinta posizione nel mercato della nautica da diporto italiana e rappresenta una quota del 3,7%».
Miracolo? No. Tutto questo è accaduto, secondo il neopresidente dell’Ucina, Anton Francesco Albertoni, grazie al nuovo clima che da qualche tempo ha cancellato la «criminalizzazione» del lusso, una brutta ferita rimasta aperta per decenni nel nostro Paese. Di qui il monito di Albertoni (forse al governo Prodi?): «Stiamo attenti a non rompere il giocattolo». Come dire, ma non l’ha detto, «questa Finanziaria ci preoccupa assai».
E a proposito di Fisco, Albertoni si è tolto un sassolino dalle scarpe: «La tassa sul lusso varata dalla Sardegna - ha detto - è stata controproducente per le economie locali. Il costo per l’istituzione dell’agenzia per la riscossione è stato di circa 5 milioni di euro. Il gettito? Poco più di 2 milioni».
Commenti? No, grazie.