Il leasing di Tremonti ha fatto miracoli

Siamo un popolo di navigatori? In leasing però. Da quando sei anni fa, sono entrate in vigore le agevolazioni Iva, oltre il 90% delle barche uscite dai cantieri italiani sono state acquistate a rate, servendosi del sistema messo a punto da Giulio Tremonti nel 2005. Per combattere l’inarrestabile fenomeno delle immatricolazioni all’estero (Francia in particolare), si decise un abbattimento forfettario dell’Iva per le barche acquistate in leasing, consentendo agli armatori di pagare l’imposta solo su una parte del canone.
Niente trucchi, ma solo l’applicazione di un principio guida: poiché per legge la locazione finanziaria di mezzi di trasporto utilizzati al di fuori della Ue non è territorialmente rilevabile, l’Iva viene calcolata solo sul corrispettivo riferibile all’utilizzo sul territorio comunitario. Risultato: per un’imbarcazione superiore ai 24 metri di lunghezza oggi si paga solo sul 30% del canone di locazione, mentre per barche di 10 metri, l’Iva viene applicata sul 60%. Un notevole incentivo.
Ma non è l’unico vantaggio, perché comprare in leasing risulta più conveniente del pagamento in contanti. Tutto questo, oltre ad aver spinto l’acquisto a rate, ha anche contribuito ad alzare il livello del parco presente nei porti italiani. Logico che prima le società specializzate e successivamente i gruppi bancari siano entrati nell’affare in modo massiccio. Dai loro studi, si evince che di norma la nuova barca venga pagata in 3-5 anni con un massimo di 10 per yacht di dimensioni e costi importanti sui quali però la locazione funziona in modo un po’ diverso. Quando si tratta di un superyacht, la società di leasing si sostituisce al cliente nel contratto di costruzione e finanzia il cantiere per stadi di avanzamento, via via che la barca prende forma. Il leasing scatta solo al varo e il cliente, oltre alle rate, paga in più gli interessi sul capitale anticipato dalla società. I finanziamenti più richiesti alle società? In media quelli da 500mila a un milione di euro.