Lecce, ucciso a coltellate un consigliere Idv

L'uomo è stato colpito più volte sotto casa a Ugento: era rientrato da una serata in un locale. Forse conosceva il suo killer, fuggito a piedi. Non sembra un omicidio politico, si indaga sulla vita privata

Lecce - L’assassino lo aspettava sotto casa, ha atteso che parcheggiasse l’auto, poi lo ha chiamato, lo ha attirato in una trappola facendolo uscire dal vialetto: infine lo ha aggredito e lo ha ucciso con sei coltellate al torace. Così è morto Giuseppe Basile, ex imprenditore, 61 anni, consigliere provinciale di Lecce nelle file dell’Italia dei Valori, assassinato con lucida ferocia due ore dopo la mezzanotte a Ugento, una sessantina di chilometri dal capoluogo salentino, piccolo centro di undicimila abitanti che d’estate scoppia per l’assalto dei turisti e adesso è sotto choc per una tragedia ancora tinta di giallo.

«Non escludiamo alcuna ipotesi», dicono i carabinieri che indagano sull’omicidio. Con il passare delle ore sembra perdere consistenza l’ipotesi di un movente politico, si batte la pista del delitto passionale, anche se vengono comunque prese in considerazione le battaglie cittadine condotte con veemenza e l’ombra di alcune minacce ricevute qualche tempo fa dalla vittima, che in paese ricopriva la carica di consigliere comunale.

Gli investigatori sono impegnati nella ricostruzione della dinamica dell’agguato. Basile, da tempo separato dalla moglie, è rientrato a casa dopo aver trascorso la serata in un locale della zona. Ha parcheggiato l’auto, una Fiat Panda, nel vialetto interno della sua villa in via Nizza, alla periferia del paese, l’ultima di una serie di abitazioni costeggiate dalla campagna. Il killer lo ha chiamato, lo ha attirato all’esterno, lui forse lo conosceva e ha oltrepassato il cancelletto: poi l’aggressione, le numerose coltellate. L’assassino è fuggito, Basile si è accasciato sull’asfalto, ma ha trovato la forza di chiedere aiuto. «Ho sentito gridare, il tempo di vestirmi, sono uscita e l’ho trovato con la faccia in giù nel sangue», racconta la vicina di casa, Antonia Colitti. «Mi chiamava per nome, “commare Tetta”, e quando l’ho visto ho gridato impaurita; è accorso mio marito - prosegue - e poi mio figlio, che hanno dato l’allarme, ma ormai Peppino era morto». La donna spiega di non aver sentito rumori di auto o pneumatici, circostanza che trova conferma nell’assenza di tracce dinanzi alla villa dove invece sono rimaste macchie di sangue. Molto probabilmente l’assassino è riuscito a fuggire a piedi, nelle campagne vicine.
E mentre gli inquirenti cercano di individuare un dettaglio per imboccare una pista ben precisa, l’assessore provinciale di Lecce alla tutela dei diritti e dei consumatori, Carlo Madaro, dell’Italia dei valori, rivela che tempo fa Basile aveva subito una pesante intimidazione: gli fu fatta trovare la testa mozzata di un animale; in precedenza, gli era stata inviata una busta con un proiettile. «Aveva capitalizzato inimicizie - prosegue Madaro, ex magistrato - per la sua irruenza e la sua combattività». Il sindaco di Ugento, Eugenio Ozza, di An, esclude «qualsiasi possibilità di collegare il delitto alla sua attività politica». Sulla tragedia è inoltre intervenuto il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro: «Era un politico tutto d’un pezzo che affrontava e denunciava ogni giorno a muso duro ciò che non andava bene nella gestione della res pubblica».