Lecco, giudice trasferito per troppe parolacce

«Volgare e irriguardoso»: presidente di sezione punito. Ma c’è chi l’appoggia: «Gelosie interne»

Anna Savini

da Lecco

Il giudice ha la battuta facile, soprattutto con le signore, una passione smisurata per l’Inter e per la buona cucina. Ama conversare, ma ha poca pazienza con gli imputati o i testimoni che puntano i piedi. Napoletano di nascita, in tribunale a Lecco da almeno vent’anni, Luciano Tommaselli ha un temperamento brillante e un modo di lavorare distante dallo stereotipo del giudice serioso con la parrucca incipriata in testa e il martelletto in mano. Ogni tanto risponde per le rime, qualche volta fa commenti galanti alle signore e se ha qualche osservazione da fare non va tanto per il sottile. Molti avvocati lo amano, i colleghi magistrati un po’ meno. Qualcuno lo incensa, qualche altro ritiene il suo comportamento intollerabile. Un po’ quel che succede a tutti sul posto di lavoro, insomma. Finora, però, il suo modo di fare era stato soltanto argomento per chiacchiere da corridoio come i commenti sulle partite dell’Inter il lunedì mattina.
Da ieri, invece, Tommaselli si è visto appiccicare dal Consiglio superiore della magistratura una serie di accuse che rischiano di infangarne la reputazione. Per «turpiloquio» nei confronti dei giudici a latere durante le udienze pubbliche, atteggiamenti «volgari e irriguardosi» soprattutto nei confronti delle donne e comportamenti «prevaricatori e arroganti usati come strumenti di gestione della dialettica processuale», il giudice è stato trasferito. Con quasi tutto il Csm contro di lui: 15 i voti a favore dello spostamento per «ripristinare la credibilità e l’imparzialità in tribunale e restituire serenità e autorevolezza ai magistrati», uno contrario e sei astensioni. Dove sia stato trasferito non lo sanno neppure gli avvocati che ieri mattina avrebbero dovuto vederlo in aula e che invece, al suo posto, hanno trovato un cartello: «Udienza rimandata». Nessuno sapeva il perché e quando la decisione del Csm è diventata pubblica è stato come se fosse scoppiata una bomba.
«Sentenza pesantissima – è stato il commento di chi lo conosce da vicino -. Lui ha un carattere brillante, ma definire turpiloquio le sue battute è senz’altro esagerato». Alcuni legali sospettano che sia rimasto vittima di liti e invidie tra colleghi e si preparano a prendere le sue difese. Era già successo una volta, quando le camere penali e civili degli avvocati gli manifestarono tutta la loro stima e gli riconobbero esperienza e professionalità. Successe durante il processo Sciacallo, con una banda di truffatori di banche alla sbarra, Tommaselli era stato ricusato dal sostituto procuratore Luca Masini. Le due giudici a latere, Elisabetta Morosini ed Emanuela Rossi, raccontarono al pm che il giudice si era lasciato andare a previsioni su come sarebbe andato a finire il processo. Le carte hanno il solito linguaggio criptico della giustizia («espressioni irriguardose nei confronti del pm»), ma il senso era che il giudice avesse detto qualcosa del tipo: tanto saranno tutti assolti perché l’accusa ha in mano poco. Apriti cielo. Il pm accusa il giudice di imparzialità. Dopo «un grande travaglio» le due giudici a latere chiedono di astenersi. Interviene il presidente del tribunale. Scoppia un terremoto: la richiesta di astensione viene respinta e Masini ricusa Tommaselli. I difensori ricusano i giudici a latere. Dopo 40 udienze, il processo riparte da zero. E l’aria, in tribunale, diventa irrespirabile. Il giudice passa dalle udienze penali a quelle civili. Ieri la bomba. Con Tommaselli che si chiude in casa, la moglie e la figlia che lo proteggono dai giornalisti. «Non abbiamo niente da dire – dice la figlia Francesca – qualunque cosa finirebbe per essere usata contro di lui».