Lecco, l'ombra del killer: sparita un'altra donna

Identificato il cadavere della terza donna ritrovata in un sacco: una prostituta moldava, Silvia Demciuc, 25 anni (<em>foto</em>). Gli investigatori pensano a un omicida seriale. La ragazza, secondo indiscrezioni, era un'informatrice della polizia. E si cerca una quarta prostituta

Lecco - È stata identificata la donna trovata uccisa dentro un sacco nelle boscaglie del Lecchese, a Perledo. Si tratta di Silvia Demciuc, una moldava di 25 anni, una prostituta conosciuta come Natasha. Lo hanno reso noto i carabinieri del Comando provinciale di Lecco. L’identità, secondo indiscrezioni già ipotizzata ieri, è stata confermata dalla comparazione delle impronte della ragazza, schedate dalle forze dell’ordine per via della sua attività. "L’autopsia - si legge in una nota dell’Arma - particolarmente complessa per lo stato del cadavere non ha fornito elementi riguardo alle cause e al tempo del decesso".

L'autopsia Ieri all’ospedale "Manzoni" di Lecco era stata eseguita l'autopsia, affidata dal sostituto procuratore Luca Fuzio all’anatomopatologo Paolo Tricomi e a un esperto tossicologo dell’università di Pavia. Contrariamente a Ionela Dragan e Luminita Dan, le due rumene trovate la scorsa estate a Monterone, Silvia Demciuc non è stata seviziata e torturata. Qualche ferita e una coltellata sotto al seno sono gli unici segni di violenza fisica individuati e comunque non letali. Il decesso potrebbe essere avvenuto per asfissia. Segni sul collo lasciano ipotizzare il soffocamento. L’esame autoptico si è concluso nella tarda serata e solo fra un paio di mesi sarà depositata in procura una relazione dettagliata.

Serial killer Spunta l'ombra del serial killer di prostitute. Gli investigato rimettono in relazione la morte della giovane Moldava con altri due corpi recuperati sulle montagne del Lecchese: prostitute dell'Est uccise e nascoste in un sacco. Le due donne trovate morte nell’agosto dell’anno scorso si chiamavano Ionela Dragan, 19 anni e Luminita Dan, 17 anni, madre di un bambino di pochi mesi, che il suo compagno costringeva a prostituirsi tra Milano e il Comasco. Entrambe presentavano ferite derivanti da colpi d’arma da taglio.

La banda Il Roni (il Reparto operativo nucleo investigativo dei carabinieri) di Lecco, dopo il ritrovamento delle ragazze romene a Morterone, ha setacciato l’ambiente della prostituzione arrivando un paio di settimane fa a sgominare una feroce banda italo-albanese che gestiva un giro di lucciole: tre gli arrestati, due albanesi e un italiano. Non avrebbero nulla a che fare con il duplice delitto di Morterone, ma da alcune intercettazioni telefoniche sarebbero emerse elementi di particolare interesse: due albanesi (che non sono gli arrestati) sarebbero stati uditi fare precisi riferimenti su quelle due morti. I componenti di questa banda parlavano di punizioni, di un temibile boss che girava tra le vie lecchesi con una Bmw per controllare che le ragazze facessero il loro ’mestierè. Per chi sgarrava, punizioni particolarmente violente.

Altri precedenti Secondo voci raccolte in ambienti investigativi, non confermate in via ufficiale, vi sarebbero parecchie analogie tra il caso di Perledo e quello della Valboazzo, a partire dalle modalità di occultamento dei cadaveri. Il timore è quello della presenza di un serial killer delle prostitute che, magari dopo anni di inattività, sia tornato ad agire tra le provincie di Como e di Lecco. Da ricordare, infatti, che partendo dal 1996 solo nel Comasco vi sono altri tre casi di prostitute uccise e occultate in sacchi del pattume poi gettati nei boschi. L’ultimo circa tre anni fa a Valbrona.

Informatrice Tra le indiscrezioni di queste ore quella secondo la quale Silvia Demciuc, la 25enne trovata a Perledo, fosse una "confidente" degli investigatori in grado di portarli ad individuare gli assassini delle altre due. Per questo sarebbe stata eliminata. Il decesso di Natasha risale a un periodo compreso fra i venti e i 30 giorni fa, sempre che le basse temperature e la neve non abbiamo falsato la decomposizione del corpo. L’arresto dei tre sfruttatori, invece, è stato fatto in tempi più recenti. Quasi certo un legame fra le tre vittime (la zona di prosituzione) come pure che i delitti siano avvenuto da altre parti e chi ha portato i cadaveri in quei due boschi dovrebbe essere un buon conoscitore delle zone.

La quarta ragazza scomparsa Quella di un serial-killer delle prostitute sembra prendere corpo ora dopo ora. E si teme anche per la sorte di un’altra prostituta romena che esercitava nella zona della "Novedratese", una strada particolarmente trafficata e dove ora serpeggia il terrore fra le professioniste del marciapiedi. Già dopo la scoperta dei cadaveri di Luminita Dan e Ionela Dragan nei boschi della Valboazzo, appena sotto l’abitato di Morterone, le ragazze dell’Est europeo hanno smesso di presidiare la Novedratese nelle ore notturne. Adesso si teme per una quarta prostituta scomparsa.