Via Lecco, Penati attacca il Comune «Ha intralciato i controlli dell’Onu»

Il sindaco risponde per le rime: «La Provincia usa un cinismo rivoltante»

C’è «un’istituzione del territorio» che «con cinismo rivoltante» gioca sulla «sofferenza» degli immigrati, di quelli che sgomberati da via Lecco hanno trovato conforto e solidarietà nelle soluzioni abitative offerte da Palazzo Marino. La denuncia firmata da Gabriele Albertini tira in ballo la Provincia di Milano che, «purtroppo» osserva il primo cittadino, insieme ai «centri sociali, estremisti di tutte le tendenze e anche alcuni candidati a sindaco di Milano» ha voluto «utilizzare veramente con cinismo rivoltante la sofferenza di queste persone per una battaglia, non voglio dire politica perché è un termine troppo nobile per chi con questo cinismo utilizza la sofferenza e il disagio». Atto d’accusa suffragato dalle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dai vertici di Palazzo Isimbardi che, continua Albertini, «hanno voluto utilizzare per una propaganda elettorale un problema che è dignitosamente risolto».
Già, questo problema non è stato né lasciato in sospeso né rinviato: l’amministrazione comunale «ha offerto sistemazioni dignitosissime ai rifugiati» che sono quindici, mentre gli altri duecento e passa sono tutti clandestini con permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari. «Sistemazioni dignitosissime» offerte con «generosità» come sostiene, nero su bianco, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati. Apprezzamento «oggettivo» che, evidentemente, dà fastidio a chi è già in campagna elettorale: «Mi risulta che i centri sociali e componenti dell’estremismo antagonista stanno arruolando da tutt’Italia persone che facciano numero. Persone sobillate promettendogli una casa che non possono avere perché sarebbe altrimenti una lesione dei diritti dei nostri concittadini che hanno le condizioni giuridiche per entrarne in possesso. Equivoco capzioso e volontario per creare problemi al governo della città e al sistema di solidarietà». Fotografia dei fatti che Palazzo Isimbardi tenta di ritoccare. Come? Gettando l’ombra di un sospetto sulla visita dei funzionari dell’Onu: «Probabilmente il Comune di Milano non gli ha permesso di verificare le condizioni e i luoghi in cui vengono ospitati i rifugiati, costringendo i due rappresentanti a dichiarazioni diplomatiche quanto imbarazzate» fa sapere una nota siglata dall’ufficio stampa della Provincia. Valutazione frutto di una lettura veloce dei virgolettati dei rappresentanti dell’Onu dopo l’incontro con il Comune, «abbiamo trovato disponibilità a dialogare», e dopo la visita al centro di viale Ortles.
E che, tra l’altro, offre al diessino Penati l’occasione per mettere nel mirino pure la prefettura di Milano: «Dal giorno dello sgombero, il 27 dicembre, non è ancora riuscito a convocare un tavolo a cui partecipino le istituzioni e le associazioni interessate alla soluzione della vicenda. Ciò nonostante una mia lettera in cui chiedevo appunto la convocazione d’urgenza di un tavolo interistituzionale, lettera rimasta finora senza risposta».
Uscita che la dice lunga sullo spirito e sul clima collaborativo dell’amministrazione provinciale, dove si lancia perfino un ultimatum al rappresentante milanese dello Stato - «convochi prima del dieci gennaio un tavolo» - e, naturalmente, non si dà una-risposta-una di conforto e di solidarietà ai rifugiati.