Lee Ryan: «Basta Blue Con il mio primo cd sarò un grande solista»

Il cantante riparte dopo il divorzio del popolare gruppo per teen ager. «Ormai eravamo soltanto musicisti per le comparsate in tv»

Pier Francesco Borgia

da Roma

Archiviata la brutta notizia (il «congelamento» dei Blue), ecco una novità di segno opposto: Lee Ryan non abbandonerà il palcoscenico. Al contrario. Ha già pronto il suo primo album da solista che la Bmg distribuirà a partire dal prossimo 5 agosto. Ieri Lee è arrivato nella capitale dove sarà impegnato per un paio di giorni nella produzione del videoclip della versione italiana di Army of lovers il primo singolo estratto dal cd intitolato semplicemente Lee Ryan.
È naturale che la prima domanda riguardi i Blue. Una domanda cui il giovane cantante londinese non si sottrae (a differenza del suo collega Simon Webbe che della «boy band» non vuole più sentire parlare). «Sono stati cinque anni indimenticabili - racconta Lee -. Se ami la musica, non puoi non rimanere affascinato dalla possibilità di salire su un palco e cantare». Come tutte le favole, anche questa ha un epilogo. «Che arriva quando ti accorgi che lo star system ti chiude in un cliché. Prima sei un musicista, un artista con tanta voglia di esprimerti. Poi diventi semplicemente un ingranaggio buono per le comparsate televisive». I Blue, in sostanza, hanno deciso di sciogliersi perché i riflettori degli studi televisivi hanno sostituito le grida del pubblico durante i concerti.
«Per noi sarebbe stato davvero difficile fare un nuovo album - spiega il cantante -. La musica cambia con una rapidità impressionante e, se non sai stare al passo coi tempi, rischi solo di ripeterti. Guardate quello che è successo agli Wham di George Michael. Il successo non è mancato loro. Eppure George ha sentito l’esigenza di esplorare nuove frontiere musicali».
Il nuovo disco sfrutta la formula melodica già adottata per i Blue ma spinge l’acceleratore su alcuni temi che per Ryan sono fondamentali. «Certo, anche questo è un disco che parla d’amore - aggiunge il giovane artista - ma c’è dell’altro. Soprattutto c’è la fede e la voglia di dire no a tutta questa violenza che ci circonda». Insomma, un «anti war album» come spiega Lee, «pieno di suggestioni gospel».
Il disco arriva dopo una lunga pausa di riflessione durante la quale Lee Ryan non solo ha avuto modo di curarsi a Los Angeles da fastidiosi noduli alle corde vocali. Il talentuoso cantante si è dedicato anche a una vecchia passione adolescenziale che ha poco a vedere con ugole e pentagrammi. «Avevo due mesi di tempo - racconta Ryan - e potevo scegliere: passarli al mare a prendere il sole o seguire un corso di regia cinematografica alla NY university (una sorta di università statale di New York, ndr). Ho optato per la seconda possibilità. Non mi piace stare con le mani in mano. Il corso è andato bene. Mi hanno dato anche una A (il voto più alto, ndr). Voto che peraltro non ho mai preso a scuola». Da quest’esperienza formativa nascerà presto un lungometraggio di cui è già pronta la sceneggiatura. «Si intitolerà Changes. L’ho dedicato ai bambini di Londra. Racconta di come sarei cresciuto io se non fossi stato salvato dalla musica: vita di strada, alcol e droga. Per le riprese non useremo baby attori ma proprio quei bambini di strada cui il lavoro è dedicato». Insomma una seconda carriera. «Nient’affatto. Credo nella musica. Spero di divenire col tempo un grande solista».
«Modelli? Elton John e Stevie Wonder - conclude Lee Ryan -. Il primo per la sua capacità creativa. Il secondo per le sue virtù canore. Per diventare grande, però, c’è bisogno di tempo». E Lee è ancora imberbe. Quindi di tempo ne ha.