Lee Sung Kuen, in mostra a Milano il grande artista coreano

Alla galleria Tornabuoni Art le sculture geometriche che lo hanno reso celebre in tutto il mondo

Strutture geometriche ma anche vagamente organiche sembrano fluttuared nello spazio ed evocare misteriose energie. Sono le opere del grande artista coreano Lee Sung Kuen, Le cui opere si trovano nelle collezioni permanenti del National Museum of Contemporary Art di Seoul, Korean Cultural Center of Beijing, Villa Romana di Firenze, McGuire Fine Art Center of Rhode Island, NHK e NIKKO of Tokyo. Presente lo scorso anno in un'esposizione alla Triennale, l'artista ha inaugurato in questi giorni una bella personale negli spazi di Tornabuoni Arte (via Fatebenefratelli, 36). In mostra, le sculture che hanno reso questo artista noto in tutto il mondo, composizioni create dall'intreccio di finissimi fili d'acciaio che creano una seducente tensione tra la freddezza della materia e la leggerezza della forma. Emblematico il titolo della mostra: «Human+Nature+Light» che richiama un individuale modulo di Lee, il quale dal 1997 è solito nominare l'esposizione del proprio lavoro attraverso un'unica combinazione di poche parole; sempre le stesse, plasmate secondo necessità, soprattutto nella formula del trittico. La mostra si compone di strutture geometriche che evocano sostanze in trasformazione: cellule, elementi organici, allusioni alla materia micro e macroscopica. Sono composizioni circolari ed ellittiche, leggere eppure mai fragili, che ridisegnano lo spazio giocando con le ombre dell'opera - in un dialogo perpetuo, che genera una genuina potenza e un'energia creativa o vitale. Ed è la luce, magia fantasiosa, che svela i colori solo suggeriti dalle lievi giunture d'acciaio di questi moderni organismi. Le opere, scultoree oppure "ricamate" su supporto rigido colorato, vengono riprodotte in un notevole catalogo con i testi critici di Jo Kwang-Suk (critico d'arte, docente alla Kyoggi University) e del critico Fabio Migliorati. «L'opera di Lee - partito negli anni Settanta da ricerche figurative, per passare all'astrazione geometrica, dedicandosi, circa un decennio dopo, a quell'analisi dei processi vitali che tutt'oggi continua - esprime appunto il peso simbolico di un concetto cresciuto sulla base di un duplice "stile ontologico": la conoscenza della natura delle cose, degli elementi, degli organismi viventi, da una parte; il vuoto capace di farsi percepire entità strutturabile, dall'altra».