Lefebvriani incorreggibili «Le camere a gas? Servono per disinfettare»

Dopo Williamson, don Abrahamowicz. Per il primo le camere a gas non esistevano, per il secondo è certo soltanto che siano state usate «per disinfettare». Non c’è limite al peggio, nelle dichiarazioni di membri della Fraternità San Pio X, dopo la rovente polemica che nei giorni scorsi ha portato una profonda crisi nei rapporti tra Santa Sede e mondo ebraico, la cui portata ormai assomiglia ai fraintendimenti del discorso di Ratisbona. Nel caso di ieri, poi, la strumentalizzazione è palese, perché il sacerdote Floriano Abrahamowicz, di origini ebraiche, responsabile lefebvriano, non ha rilanciato le posizioni di Williamson.
Sul Giornale di ieri, avevamo già riferito della posizione frondista di questo prete, il quale ha respinto al mittente la revoca della scomunica (che peraltro non lo riguardava) e si è collocato su posizioni antagoniste alla stessa Fraternità, mostrando quanto indisciplinato sia il mondo ultratradizionalista, sempre pronto a denunciare la mancanza di disciplina nella Chiesa cattolica postconciliare, ma composto da religiosi che di obbedire hanno poca voglia.
Abrahamowicz, che il 15 settembre 2007 celebrò messa in rito antico a Lanzago di Silea per il leader della Lega Nord Umberto Bossi, è stato intervistato da «La Tribuna di Treviso».
Ha detto: «È veramente impossibile per un cristiano cattolico essere antisemita. Io stesso ho, da parte paterna, origini ebraiche. Anche il mio cognome lo suggerisce. Tutta questa polemica è una potentissima strumentalizzazione in funzione anti-Vaticano. Williamson ha semplicemente espresso il suo dubbio e la sua negazione non tanto dell’Olocausto, ma dell’aspetto tecnico delle camere a gas».
Su queste ultime e il loro utilizzo, Abrahamowicz ha aggiunto: «Non lo so davvero. Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione».
Ma ha pure detto di non voler mettere «in dubbio i numeri». «Le vittime - ha aggiunto – potevano essere anche più di 6 milioni. Anche nel mondo ebraico le cifre hanno un valore simbolico. Papa Ratzinger dice che anche una sola persona uccisa ingiustamente è troppo, è come dire che uno è uguale a 6 milioni. Andare a parlare di cifre non cambia niente rispetto all’essenza del genocidio, che è sempre un’esagerazione».
Nell’omelia tenuta domenica, il sacerdote ha attaccato duramente Benedetto XVI dandogli dello scomunicato: «Il mandante dell’ingiurioso decreto di “revoca” è Joseph Ratzinger, il quale continua imperterrito nell’ecumenismo modernista del Concilio Vaticano II, incorrendo nella scomunica di San Pio X. Uno scomunicato revoca una censura inesistente!».
E a rinfocolare le polemiche arrivano anche le parole del lefebvriano don Pierpaolo Petrucci, priore del Priorato di Rimini della Fraternità di San Pio X: «Rimanemmo choccati per la preghiera che Benedetto XVI fece nella Moschea blu di Istanbul durante il suo viaggio in Turchia, con l’imam e rivolti verso la Mecca».