Lefebvriani, la Merkel attacca Benedetto XVI: "Il Vaticano chiarisca"

Scuse, il cardinale di Magonza Lehmann: "La vicenda è un disastro, servono spiegazioni"
La Santa Sede: "Sul negazionismo condanna senza esitazioni". Malessere nella Chiesa tedesca

Roma - Il caso Williamson sembra tutto sommato avviato a soluzione con il mondo ebraico, ma rimane invece apertissimo dentro la Chiesa e nei rapporti tra il Vaticano e gli Stati. Ieri dalla Germania sono partiti due attacchi contro Benedetto XVI, il primo dal cancelliere Angela Merkel, il secondo dal potente cardinale, vescovo di Magonza, Karl Lehmann. Entrambi ritengono che le dichiarazioni del vescovo lefebvriano - che, com’è noto, in un’intervista alla Tv svedese aveva negato le camere a gas, e al quale è stata appena revocata la scomunica - richiedano un ulteriore chiarimento da parte della Santa Sede.

La Merkel, durante un incontro con alcuni giornalisti, ha chiesto al Papa e al Vaticano «di chiarire in modo netto che non può esserci alcuna negazione» della Shoah e che deve esserci «un rapporto positivo» con il mondo ebraico. «Dal mio punto di vista - ha aggiunto - questi chiarimenti non ci sono ancora stati in modo sufficiente». Parole pesanti, soprattutto perché pronunciate sei giorni dopo la «comunicazione» con la quale, al termine dell’udienza generale del 28 gennaio scorso, il Papa aveva espresso «piena e indiscutibile solidarietà» con i «fratelli» ebrei, auspicando che la memoria della Shoah «sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo».

Il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha dichiarato: «A proposito di nuove richieste di chiarimento circa le posizioni del Papa e della Chiesa cattolica sul tema dell’Olocausto, ricordo che il pensiero di Benedetto XVI è stato espresso con molta chiarezza nella Sinagoga di Colonia il 19 agosto 2005, nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau il 28 maggio 2006, nella successiva udienza del 31 maggio 2006 e ancora recentemente al termine dell’udienza generale del 29 gennaio scorso». Per Lombardi, «la condanna delle dichiarazioni negazioniste dell’Olocausto non poteva essere più chiara, e dal contesto risulta evidente che essa si riferiva anche alle posizioni di monsignor Williamson e a tutte le posizioni analoghe. Nella stessa occasione - ha continuato - il Papa stesso ha spiegato chiaramente anche lo scopo della remissione della scomunica, che non ha nulla a che vedere con una legittimazione delle posizioni negazioniste, da lui appunto chiaramente condannate».

È però il fronte interno alla Chiesa quello più in subbuglio. Tre giorni fa, un cardinale amico del Papa, l’arcivescovo di Vienna Cristoph Schönborn, aveva criticato «alcuni collaboratori del Papa», accusandoli di non aver informato Ratzinger sulle idee di Williamson. Due giorni fa era stato il cardinale tedesco Walter Kasper, che si occupa del dialogo ecumenico e delle relazioni con gli ebrei, a dire, proprio dai microfoni di Radio Vaticana, che nella vicenda vi sono stati «errori di gestione della Curia», e che «in Vaticano su questo tema si è parlato troppo poco l’uno con l’altro».
Ieri è stata la volta di Lehmann, per molti anni presidente dei vescovi tedeschi, che dalla radio pubblica «Suedwestrundfunk» ha detto che sono necessarie scuse «ad alto livello», perché la decisione di riammettere Williamson nella Chiesa rappresenta «una catastrofe per i sopravvissuti all’Olocausto». Anche il cardinale, come Angela Merkel, ha detto che sono necessarie scuse «ad alto livello» e si è pure spinto a chiedere le dimissioni del «collega» porporato Darío Castrillón Hoyos, presidente della Pontificia commissione «Ecclesia Dei».

Cresce dunque la fronda interna contraria alla revoca della scomunica, che imputa ai collaboratori del Pontefice di non aver valutato bene la portata del gesto. Mentre il superiore generale della Fraternità San Pio X, Bernard Fellay, in un’intervista a «Famille Chrétienne» ha detto che «gli abomini del regime hitleriano devono essere condannati» e ha ripetuto le parole di Pio XI: «Siamo spiritualmente tutti semiti».