La Lega: ai lavoratori immigrati solo 6 mesi di cassa integrazione

L’ultimo atto di uno scontro interminabile è il tetto alla cassa integrazione per lavoratori stranieri. Sei mesi non un giorno in più. Da ieri alle 18 è un emendamento in Finanziaria proposto dalla Lega. «Le risorse sono quelle che sono e prima dobbiamo guardare ai cittadini italiani» ha spiegato il deputato Maurizio Fugatti. La mossa ha il sapore del contrattacco. Fini programma per Natale la discussione alla Camera sulla cittadinanza facile (cinque anni per ottenere il diritto di voto) e la Lega reagisce. Ormai è scontro aperto. Quel binomio, Bossi-Fini, che firmò a quattro mani l’ultima norma sull’immigrazione, correggendo la Turco-Napolitano made in Prodi, oggi è in briciole. Fugatti parlerà pure a titolo personale, come ha specificato in tarda serata, ma il sasso nello stagno ha creato più di un distinguo. Hanno messo lingua un po’ tutti: Pezzotta («proposta indecente di cui dovrebbero vergognarsi»), il sindacalista Cisl Bonanni («iniziativa senza senso contro i lavoratori immigrati regolari»), l’ex ministro Giovanna Melandri («emendamento incivile e visione razzista»), il titolare del Welfare Sacconi («è un diritto dei lavoratori»), La Russa («è discriminatoria»), l’ex ministro del Lavoro Damiano («una follia»), l’idv Donadi («idea becera e razzista»). Insomma, apriti cielo. Unica a cogliere il senso della boutade, Mara Carfagna: «È una provocazione, il nostro Paese non tollera discriminazioni».
Eppure era il 30 luglio di sette anni fa quando entrò in vigore la Bossi-Fini. Sembrava un matrimonio inscindibile ma la crisi del settimo anno ha colpito ancora. Allora c’era il governo Berlusconi, oggi pure. Allora Fini era vicepremier e Bossi ministro per le riforme istituzionali. Oggi il primo presiede Montecitorio, il secondo ha mantenuto la posizione (ministro per le riforme federalistiche, stavolta).
E oggi, cioè ieri, ma anche domani resta l’immigrazione il terreno di scontro. Tempi più snelli per diventare cittadini italiani dicono i finiani: 5 anni. Resta come sta (cioè 10), contrattaccano i duri e puri, trincerati sulla Bossi-Fini, per l’appunto. C’è una via mediana (8 anni), targata Souad Sbai, ma non appassiona. Fini stende il programma-trappola ma il senatùr non ci casca. «Voteremo contro», confida laconico ai giornalisti. «Un’altra mina sul percorso del governo» l’ha definita la Padania.
Tra Fini e Bossi, le acque sono in tempesta. Il Cavaliere ha dato l’input: chi non condivide si chiama fuori e Roberto Cota, che dei leghisti è il presidente dei deputati, ha preso una posizione netta: urge un vertice di maggioranza. «La nostra posizione è chiara. Siamo contrari alla cittadinanza facile. Non c’è bisogno di norme più estensive. Il ragionamento, semmai, andrebbe fatto su ipotesi più restrittive».
Ma la partita è tutt’altro che chiusa: l’immigrazione è ormai il campo di battaglia. Bossi e Fini incrociano il fioretto su ciò che sette anni prima li aveva uniti. Non è un faccia a faccia, nella contesa entrano anche i soldati semplici. E prende corpo l’emendamento: un limite fisso per lavoratori stranieri verso la cassa integrazione. Sei mesi.
«Se non c’è lavoro per gli italiani non ce n’è per nessuno» spiega Fugatti che in serata torna sui suoi passi e spiega che la sua è «un’iniziativa personale». Resta il problema, però. Sociale e politico: la crisi allenta la sua terribile morsa ma lascia dietro di sé la scia inquietante che conosciamo: inflazione e disoccupazione. È così da sempre, in ogni ciclo recessivo. «Se la crisi dovesse andare avanti potrebbe crearsi una contrapposizione tra disoccupati italiani e stranieri e questo vuol dire che sulle strade ci ritroviamo sia i nostri disoccupati, sia gli extracomunitari. E dobbiamo tutelare di più gli italiani». È la guerra, bellezza! Non certo quella civile, ma politica. «E, se il lavoro non c’è... Rimane qui chi il lavoro ce l’ha. Noi non licenziamo nessuno ma, senza un posto, si torna a casa», spiegano alla Lega. E paradossalmente deve fare il biglietto di ritorno in nome della Bossi-Fini.