Dalla Lega all’Udeur: "Tentata concussione per avere i nostri voti"

Il Senatùr: mi ha chiamato Prodi. E il mastelliano Cusumano si sente evocare "guai con l’antimafia"

Roma - «Sono l’orso Yoghi. Ho bisogno di quattro o cinque ossicini». Al telefono una voce interessata ha ammiccato, tra il serio e il faceto, al senatore leghista Roberto Calderoli. Il vicepresidente del Senato, in precedenza, aveva invitato Carroccio e centrodestra a cantare vittoria solo dopo la caduta definitiva del governo Prodi. «Prima di vendere la pelle dell’orso, bisogna ucciderlo», aveva detto. Di qui la telefonata «galeotta».

D’altronde, che il presidente del Consiglio e i suoi fedelissimi siano decisi a tutto pur di resistere lo ha detto chiaro e tondo anche il Senatùr. «Ci hanno proposto il federalismo, hanno cercato sostegno. Non hanno fatto promesse direttamente a me, ma a Maroni e Calderoli», ha dichiarato ieri il segretario federale Umberto Bossi. «Ma quando sei con l’acqua alla gola - ha aggiunto - proponi qualunque cosa ma poi non mantieni. Avessero voluto il federalismo lo avrebbero già fatto».

Incalzato, il leader leghista ha voluto fare nome e cognome. «Chi pensate che sia stato? Prodi!». Lo stesso Calderoli, piccato dalle reazioni della sinistra alla boutade bossiana sull’uso delle «armi» per la «rivoluzione», ha rivelato che «fino a 24 ore fa la Lega andava benissimo per salvare la loro poltrona».

Se il Carroccio può essere considerato la «carta della disperazione», in realtà la partita del premier si gioca internamente a quello che una volta era il recinto dell’Unione, non disdegnando incursioni in ambiti centristi. E allora, il cerchio si stringe: i messaggi più delicati sono quelli inviati a coloro che una volta facevano parte della maggioranza.

Clemente Mastella, padre padrone dell’Udeur, non si è nascosto dietro un dito. E preannunciando il suo «no» a Palazzo Madama insieme con quello dei colleghi Barbato e Cusumano ha denunciato «i tentativi di concussione politica rispetto alle nostre file».
L’ex ministro della Giustizia, però, intende tener duro. «Non si torna indietro e l’ho detto anche al capo dello Stato». In Transatlantico, però, i mormorii si accavallano e i rumor indicano una velata promessa di Palazzo Chigi. A parte la situazione campana (l’inchiesta di Santa Maria Capua Vetere) si possono trovare soluzioni alle beghe giudiziarie che affliggono alcuni senatori. E anche all’udeurrino Cusumano sarebbe stato fatto notare che potrebbe avere qualche problema con l’Antimafia. Ma Mastella ha tenuto il punto: «Voglio dire che la Sicilia per la stragrande maggioranza è con noi e dunque non c’è nessun problema».

Maurizio Gasparri (An) è comunque preoccupato e oggi presenterà un’interrogazione con la quale chiederà una verifica sulla presunta instaurazione di un rapporto di collaborazione tra Agecontrol, società che fa capo al ministero dell’Agricoltura, e Filippo Bellanca, consigliere Udeur in quota Cusumano al Comune di Sciacca. «Il capo dello Stato vigili per evitare qualsiasi sospetto», dichiara Gasparri.

I «sondaggi» non si sono limitati ai mastelliani. Anche il trotzkista Franco Turigliatto, dissidente di Rifondazione, ha voluto metter nero su bianco che il dado è tratto e che non si metterà in vendita. «Non sono le pressioni di questi giorni e i mercanteggiamenti in corso a farmi cambiare idea proprio perché io sono fuori dalle logiche del palazzo», ha detto ieri al Giornale promettendo «un comportamento coerente», ossia la sfiducia.

Il tempo a disposizione sta quasi per scadere. Ma la scontata passerella alla Camera ha consentito ai prodiani di guadagnare ore preziose per contattare i centristi della (ex) Cdl. In particolare, alcune fonti riferiscono che Marco Follini, già segretario Udc e ora responsabile Informazione del Pd, abbia invitato i suoi amici di Via Due Macelli alla meditazione. Il leader centrista, Pier Ferdinando Casini, di trattative e defezioni non vuol sentir parlare. «Se qualcuno dei miei domani (oggi; ndr) si ammala, non lo ricandido: siamo persone serie», ha tuonato l’ex presidente della Camera.

Non stupisce, quindi, che ieri nel suo intervento a Montecitorio il presidente di An, Gianfranco Fini, abbia posto una domanda retorica a Romano Prodi. «Se concussione è secondo qualche magistrato di Santa Maria Capua Vetere auspicare una nomina - ha detto - che cosa sta accadendo al Senato?».