La Lega: «Alt al federalismo? Non se ne parla nemmeno»

Respinta l’idea di Storace di congelare la devoluzione «per poter vincere nel 2006»

Adalberto Signore

da Roma

La Lega dice «no». Non con i toni un po’ coloriti che talvolta accompagnano le esternazioni dei colonnelli del Carroccio, certo. Ma la posizione di Roberto Calderoli e Roberto Maroni sulla proposta lanciata ieri sul Giornale dal ministro della Sanità Francesco Storace («congeliamo la riforma federale e facciamone il manifesto della nostra campagna elettorale») pare non lasciare molti dubbi.
«No, grazie», dice il coordinatore delle segreterie del Carroccio, perché «la riforma costituzionale che abbiamo realizzato prima Umberto Bossi e poi io, insieme a tutta la Casa delle libertà, non è stata fatta a favore del centrodestra o del centrosinistra, né tantomeno nella prospettiva della vittoria di uno o dell’altro schieramento». «È una riforma - spiega Calderoli - necessaria per lo Stato, le Regioni e gli enti locali». Pure dal ministro del Welfare arriva un secco altolà. «Sono di parere diametralmente opposto a quello di Storace», dice Maroni. «Possiamo vincere le prossime elezioni - aggiunge - soltanto facendo le riforme, non solo quella federalista che è prioritaria, ma puntando anche su quelle già fatte, ovvero del mercato del lavoro, delle pensioni e della giustizia». Dunque, «nessuna incertezza né titubanza, anzi, bisogna premere sull’acceleratore» per approvare quanto prima la riforma federalista (il disegno di legge è già stato calendarizzato alla Camera per settembre, poi passerà al Senato per l’ultimo voto e infine, quasi certamente dopo le elezioni, ci sarà il referendum confermativo). «L’atteggiamento di Storace quando teme una sconfitta elettorale - è l’unico appunto un po’ polemico che si concede Calderoli - può da solo portare alla sconfitta». Insomma, «per vincere bisogna prima di tutto essere convinti di poterlo fare». «E il punto di partenza - gli fa eco il sottosegretario alle Attività produttive Roberto Cota - non può che essere l’approvazione della riforma, una delle ragioni per cui abbiamo chiesto agli italiani il loro voto nonché punto chiave del programma di governo. Insomma, per vincere bisogna prima di tutto mantenere gli impegni». E dunque, dice il capogruppo della Lega alla Camera Andrea Gibelli, «nessun passo indietro». Eloquente pure la prima pagina della la Padania in edicola oggi: A Stora’ nun ce prova’, titola il quotidiano diretto da Gianluigi Paragone.
Sulla stessa linea del Carroccio buona parte di Forza Italia perché - spiega Donato Bruno, presidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio - «l’idea di far slittare la devoluzione alla prossima legislatura per timore che possa avvantaggiarsene l’Unione è una valutazione personale» di Storace. Che secondo il vicecapogruppo azzurro alla Camera Carlo Taormina si sta «irragionevolmente mettendo di traverso sulle riforme».
Posizioni più articolate, invece, nell’Udc. Se il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi decide di schierarsi a fianco della Lega perché «le riforme fanno parte del patto fondativo della coalizione» e per rimetterle in discussione serve «il consenso di tutti», Mario Tassone propone una «riflessione di tipo politico» che guardi al «disegno complessivo». Secondo il viceministro alle Infrastrutture è infatti necessario «legare la riforma costituzionale a quella elettorale». Mario Baccini, invece, definisce la proposta «dell’amico Storace» un’idea «intelligente». Mentre per la rivista centrista Formiche «il progetto di riforma costituzionale ha prodotto nell’opinione pubblica un rigetto così forte da poter essere anche considerato irreversibile». «Quella di ripensare la riforma prima di una sonora bocciatura - si legge nell’editoriale - è una “diagnosi” fatta propria anche dal presidente del Senato e dalla fondazione Magna Carta».
Da An arriva il plauso di Carmelo Briguglio che parla di «contributo di buona politica che può servire anche alla stessa Lega». Scettico, invece, Nuccio Carrara, esponente di An ma pure sottosegretario di Calderoli alle Riforme («l’impegno assunto con gli elettori - dice - va onorato»). E dopo l’altolà del Carroccio e le molte critiche arrivate dall’Unione sull’eccessiva «litigiosità» della Casa delle libertà, sulla questione ritorna pure Storace. «È evidente - dice il ministro della Salute - che la mia proposta ha senso se condivisa dall’intera coalizione. A partire dalla Lega, che ora non può che dire di “no” e che potrebbe essere meno granitica fra qualche settimana. So bene che vuol dire stare in una coalizione, ma guai a smarrire il dovere di discutere».