La Lega appoggia i sindaci: cacciamo le «pecore nere»

Il Carroccio imita un manifesto dell’Udc svizzera: «Diamo la residenza soltanto agli onesti» Castelli: «Non è razzismo»

da Roma

Tre candide pecorelle che danno un calcio a quella nera. E uno slogan: «Diamo la residenza agli stranieri onesti che lavorano - Sicuri a casa nostra». È questo il poster con cui la Lega illustra e appoggia la campagna dei sindaci del Nord per limitare l’afflusso di cittadini comunitari pericolosi. Un’immagine praticamente identica a quella utilizzata dall’Udc svizzero (Unione democratica di centro, ma niente a che vedere con il partito di Casini e Cesa) solo che ai colori della bandiera elvetica, bianco e rosso, si sostituiscono i più padani verde e bianco. Una sorta di fumetto che tanta polemica ha suscitato nella Confederazione perché accusato di contenere elementi di razzismo. Una lettura che il Carroccio rispedisce al mittente.
«La pecorella nera non ha alcuna connotazione razziale - precisa il presidente dei senatori del Carroccio, Roberto Castelli - ma si rifà esclusivamente al modo tipico di dire della tradizione italiana». Il senso comunque è chiaro, ma se non lo fosse c’è il sindaco leghista di Cittadella, in provincia di Padova, che spiega la ricetta sua e di un altro centinaio di primi cittadini del Nord-Est pronti ad adottare la linea dura, sia pure senza derogare ai paletti posti dalla legge. «La mia ordinanza - dice Massimo Bitonci, il sindaco di Cittadella che ha varato lo stop alla residenza per i comunitari che non dimostrino di avere un lavoro (5mila euro di reddito minimo) - è stata presa nel pieno rispetto della normativa italiana che recepisce la direttiva comunitaria. Il ministro Amato ne è stato l’inconsapevole sponsor pubblicitario quando l’ha condannata senza nemmeno averla letta».
La decisione di procedere con l’ordinanza è stata presa dopo che negli ultimi due anni «abbiamo verificato un’impennata di furti, rapine e stupri legati al fenomeno dell’immigrazione incontrollata». E allora, ecco una serie di ordinanze, quella, appunto, definita anti-sbandati, ma anche il divieto di sosta per i nomadi; no agli alcolici consumati in centro, certificazione di un alloggio vivibile anche sotto il profilo dell’igiene. Bitonci è stato anche colpito da un avviso di garanzia per usurpazione di funzioni pubbliche, dopo la creazione di una commissione consultiva sulle richieste di residenza incaricata di segnalare alle autorità le situazioni di pericolosità sociale: «Ma io non volevo sottrarre competenze alla questura o alla prefettura e, dopo un colloquio con il magistrato, credo che la bolla di sapone si sgonfierà».
Di certo l’offensiva delle amministrazioni comunali non è passata inosservata e l’effetto domino tra gli amministratori locali sta ormai prendendo piede. «Abbiamo ricevuto consensi da tutta Italia perché il problema è che i sindaci si sentono abbandonati dallo Stato che sono chiamati a rappresentare». «Da sindaci come Bitonci - sottolinea Castelli - arrivano esempi di risposte alle esigenze di sicurezza che il governo centrale ignora. Ormai siamo a una deriva quasi americana, ma lo Stato è inerte e anzi il decreto Amato in discussione qui al Senato rischia di essere il cavallo di Troia per abbassare ulteriormente le soglie di sicurezza». Per il capogruppo leghista «i sindaci intervengono con norme amministrative che hanno sempre più un sapore legislativo e sopperiscono alle mancanze dello Stato. La sussidiarietà significa anche questo». Secco il verdetto finale: «Meglio le norme del territorio che il testo del Palazzo».