La Lega approva: "Ci federiamo col Pdl No alla lista unica"

Il Carroccio accoglie positivamente la «rivoluzione» nel centrodestra. In serata l’incontro tra Bossi e Berlusconi. Il commento del Senatùr: «Primum vincere»

Roma - Bocche cucite fino a notte. Perché in programma ieri sera c’era la consueta cena tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi e i dettagli da discutere non mancavano. Ma l’orientamento della Lega Nord è stato subito chiaro. La nascita del Popolo della libertà e la federazione con la lista composta da Alleanza nazionale e Forza Italia è una notizia che ha colto di sorpresa i vertici del Carroccio - tenuti all’oscuro fino a giovedì notte - ma che è stata valutata più che positivamente. Dopo la cena il commento ufficiale è stato affidato a Roberto Calderoli: «Potrei sintetizzare l’esito dell’incontro con una battuta di Bossi: Primum vincere». Sul nuovo rapporto tra Pdl e Lega «c’è il nostro via libera», ha proseguito il vicepresidente del Senato.

«Il presupposto era il riconoscimento della nostra identità, e da parte nostra c’è la disponibilità per l’alleanza sulla base dei programmi». In precedenza a esprimersi era stato Roberto Castelli, presidente dei senatori. «Data la nostra peculiarità non possiamo confluire e stemperarci in una lista unica. La Lega comunque resta la Lega, cioè un alleato di parola e che non ha mai tradito». L’autonomia è in realtà un dato acquisito fin dai tempi del «discorso dal predellino». Berlusconi non ha mai incluso il partito di Bossi nei progetti unitari del centrodestra, perché espressione del Nord. Concetto che il Cavaliere ha ribadito ieri, sottolineando che la Lega si presenterà solo in alcune regioni, accanto al neonato Pdl, in quanto partito «territoriale».

Situazione gradita ai padani. «Un simbolo unico non è nulla di male, anzi è positivo», ha tenuto a sottolineare Castelli. Ma più che alla semplificazione della scheda elettorale a beneficio degli elettori della Cdl (che la Lega ha sempre richiesto) a rendere soddisfatti, sia pure con riserva, i dirigenti del partito di Bossi è il fatto che, almeno al Nord, l’unico simbolo accanto al Pdl dovrebbe essere quello di Alberto da Giussano. Al massimo accanto a un’altra formazione; comunque l’unico logo sopravvissuto alla «rivoluzione copernicana» delle politiche 2008, che vedranno sparire la gran parte dei partiti tradizionali. Posizione ambita, come dimostrano le pressioni di Francesco Storace, leader della Destra, per avere una propria lista federata al Pdl: «Nessuno ci può chiedere di vendere l’anima e di candidarci insieme con Cuffaro e Mastella».

Un privilegio negato a tutti, soprattutto, all’Udc di Pier Ferdinando Casini. E che nei progetti di Berlusconi ha un riferimento preciso nella Csu di Edmund Stoiber, incarnazione bavarese del cristianesimo democratico tedesco, alternativa localista e più conservatrice della Cdu.

Rimangono ora da decidere i dettagli. E cioè che cosa significhi il termine federazione. Argomento al centro della cena a Villa San Martino tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, anticipata a venerdì per discutere delle novità. Al Carroccio preme l’esclusiva o comunque vorrebbe che fossero ridotti al massimo i partiti federati al Pdl, soprattutto al Nord.

E non si tratta di un «no» ad alleanze con altri partiti, come ha precisato Castelli. «C’è la volontà diffusa tra i cittadini di non vedere troppi simboli sulla scheda elettorale». Un’idea condivisa non solo dalla Lega, ma da tutti».