La Lega arruola il figlio del tabaccaio «Lo abbiamo difeso, ora è con noi»

Antonio Petrali si presenta per il Carroccio che schiera al primo posto Pagliarini

Gianandrea Zagato

Oliviero Diliberto potrebbe essere il capolista dei Comunisti italiani. Notizia di peso che diventa però di second’ordine dopo il «colpo» messo a segno dalla Lega per le elezioni comunali del 28 maggio. Tra i sessanta candidati del Carroccio - testa di serie è l’ex ministro Giancarlo Pagliarini - c’è Antonio Petrali, figlio di Giovanni, il tabaccaio di piazzale Baracca che il 17 maggio 2003 uccise un giovane rapinatore. «Tre anni fa fummo i soli a muoverci per difendere la libertà di difendersi» ricorda Massimiliano Orsatti, segretario del Carroccio: «Raccogliemmo le firme a favore di Giovanni e, adesso, Antonio corre insieme a noi».
Scelta politica che rischia di aggiungere alla campagna elettorale per Palazzo Marino ancora polemiche da parte del centrosinistra. Che, tanto per cambiare, è alle prese con la formazione delle liste, con tanto di limature e inserimenti dell’ultimo minuto. Problemini non da poco, clima teso e i soliti morti e feriti a ogni esclusione imposta dalle segreterie. Fotografia di quanto accaduto, ad esempio, in via Benaco, sede di Rifondazione comunista dove sono volati gli stracci per la decisione di mettere capolista Carlo Rutigliano - voluto dalla segreteria regionale -. Problemi correntizi sollevati anche per la candidatura di Vladimiro Merlin, coordinatore cittadino e docente all’Itis Molinari. Nessun problema per la candidatura di Anita Songo del comitato Usciamo dal silenzio, seguita a ruota da Francesco Purpura - no global già condannato per violenze in manifestazione e resistenza a pubblico ufficiale -, Antonio Barbato, sindacalista dei ghisa, e Nicola Cimmino, uno dei leader sindacali dei lavoratori della Scala. No problem anche per due giornalisti, Bruno Perini de il manifesto e Pino Nicotri de L’Espresso. Situazione più complessa però l’inserimento in lista come indipendente di Raffaele Barki, cittadino italiano nato a Tripoli, che è sostenuto dall’associazione Sinistra rossoverde nata da una scissione interna al Pdci milanese. Presenza, quella di Barki, accettata dopo la scelta dei Verdi di «respingere la lista unitaria di sinistra» con la neonata associazione e, quindi, dopo l’esclusione della candidatura del tripolitano dalla lista ambientalista.
E, sempre in casa Prc, c’è da segnalare che nessun consigliere comunale uscente è ripresentato, «in cambio hanno offerto una poltrona nei consigli d’amministrazione di municipalizzate» rivela polemicamente Davide Tinelli che dopo aver rifiutato lo strapuntino si ricandida - ultimo, in ordine alfabetico - al Comune per la lista di Dario Fo. Raggruppamento, quello del premio Nobel, che alle amministrative del 28 maggio presenta Basilio Rizzo - decano dell’aula consiliare di Palazzo Marino - come numero uno -, mentre i Verdi presentano un’accoppiata Maurizio Baruffi, consigliere uscente, e il senatore Natale Ripamonti. E nel centrosinistra c’è da registrare anche la ricandidatura di Giuliana Carlino per l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, dopo che è sfumata l’intesa con Fo.