Lega, Bossi si candida alle Europee «Referendum? Meglio il 21 giugno»

MilanoVolano parole grosse dal vertice della Lega che ha discusso l’allarme referendum elettorale e le candidature per le europee. La decisione finale è che a portare la bandiera leghista per il voto di Strasburgo sia solo Umberto Bossi. Nessuna conta per i ministri, per evitare tensioni interne e per non indebolire le questioni di principio che il Carroccio sta facendo sventolare sul referendum bipolarista.
«Troveremo un accordo con Berlusconi, ci siamo già parlati durante la segreteria politica della Lega» dice Roberto Calderoli e tutto lascia pensare che la data prescelta sarà il 21 giugno. Il ministro della Semplificazione però parla di «truffa costituzionale», evoca il fascismo e paragona ciò che uscirebbe da un’eventuale vittoria dei sì alla legge Acerbo del 1923 voluta da Mussolini («in confronto un esercizio di democrazia») e al sistema elettorale del Cile di Pinochet. E questa volta è dell’idea che sia meglio complicare la vita agli elettori e anche gravare sulle casse dello Stato pur di evitare che arrivino al quorum i quesiti in favore del bipolarismo.
Il Pdl non rinuncia a far pesare la propria forza. «Probabilmente la data più ragionevole è il 21 giugno, ma è indispensabile che la Lega si faccia carico di tutti i problemi in campo perché non è ipotizzabile che se ne risolva uno lasciando aperti gli altri» osserva il presidente dei deputati, Fabrizio Cicchitto. Le Europee si avvicinano insieme al passaggio alle Camere del federalismo e del ddl sulla sicurezza, temi cari ai lumbard e sui quali la Lega potrebbe essere tentata di usare toni e comportamenti parlamentari da campagna elettorale. E ciò che sperano in molti, nel Pdl, è che lo spettro del referendum spinga la Lega a più miti consigli e a evitare una contrapposizione che vada al di là della «competizione tra alleati». Il Pdl cerca un accordo su tutte le questioni calde e non solo sui tanto contestati quesiti elettorali.
Così in questo momento l’ipotesi più probabile è che si vada al referendum il 21 giugno, data già fissata per i ballottaggi delle amministrative. È necessaria una legge ad hoc, perché le normative prevedono che i referendum abrogativi si svolgano tra il 15 maggio e il 15 giugno, ma nulla che impensierisca il calendario dei lavori parlamentari («si tratta di una piccola modifica» spiega il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi).
Il premier, considerata l’emergenza terremoto e la necessità di fondi da destinare all’Abruzzo, non aveva escluso un accorpamento del referendum con le Europee e il primo turno delle amministrative del 6 e 7 giugno, come suggerito dal leader di An, Gianfranco Fini, e rilanciato dal Pd di Dario Franceschini. L’effetto sarebbe un risparmio di 480 milioni di euro. Ma anche la scelta del 21 giugno consentirebbe di risparmiare, almeno nei Comuni che torneranno al voto per il secondo turno delle elezioni amministrative, e si tratta di una soluzione che tutela sia l’erario che i principi e le consuetudini elettorali. «Se dovesse tramontare definitivamente l’accorpamento con le europee, anche io ritengo che il 21 giugno sia l’ipotesi migliore» assicura Ignazio La Russa.
La Lega, in attesa di un incontro chiarificatore con Berlusconi, è sulle barricate. «In molti sono morti per la democrazia, una democrazia che oggi si tenta di svendere» attacca Calderoli. Secondo il ministro è in atto un tentativo di «truffa costituzionale» perché «il referendum prevede il quorum e le elezioni no» e costringere gli elettori a rifiutare le schede dei quesiti significherebbe «violare la segretezza del voto». Una tesi contestata dai referendari: «Farneticazioni. Se questo commento provenisse da uno studente di giurisprudenza basterebbe bocciarlo. Non esiste nessun diritto alla segretezza dell’astensione, che è un fatto pubblico» sostiene il presidente del comitato promotore, Giovanni Guzzetta. I tre referendum, se approvati, concederebbero il premio di maggioranza alla lista (e non alla coalizione) più votata alla Camera e al Senato e impedirebbero ai candidati di presentarsi in più collegi.