La Lega alla campagna del sorriso

Paola Setti

Sia chiaro che non è per riderci sopra, ma per rassicurare. Perché l’obiettivo è vincere, mica partecipare, e perché trattasi di strategia, non di un semplice consiglio. Lo dice sul serio Matteo Salvini l’europarlamentare al popolo della Lega Nord: «La campagna elettorale dovrete farla con il sorriso, perché se la gente vedrà il vostro sorriso saprà che non è vero che i leghisti sono razzisti». E non è colpa dei fiumi di vino che son stati versati l’altra sera al ristorante, il gestore simpatizza e anche gli inesorabili alla fine son costretti a chiedere pietà, non ci porti altro la prego.
È la cena dei giovani padani, son venuti da tutta la Liguria e son scesi anche dal Piemonte, 170 coperti e non mancano gli stempiati, che è Natale per tutti. C’è il segretario provinciale Bruno Ferraccioli che confonde i suoi 38 anni fra i ventenni, la mamma e il papà di Francesco Bruzzone il segretario regionale ma quel che conta è lo spirito, Bruno Ravera il padre fondatore del movimento in Liguria che ringiovanisce sui cori: «Uno di noi, Ravera uno di noi». Il «capo» non si fa in tempo a nominarlo che pare di essere allo stadio: «Bos-si, Bos-si».
Salvini lo ha visto la sera prima, l’Umberto, «sta sempre meglio, parlava di donne ed è un buon segnale». Applausi. Si son detti che sarà una campagna elettorale combattuta fino all’ultimo, che le donne e gli uomini della Lega, giovani e anziani, se lo ricorderanno quel «mai mulà» che li ha portati fino a qui, con la devolution in saccoccia. A proposito. «Voi vi domanderete quand’è che vedrete la Liguria libera. Io vi dico che magari non li vedrete voi, magari neppure i figli di Edoardo Rixi, (risate), ma i vostri nipoti vi ricorderanno come quei pazzi che per primi hanno iniziato il viaggio per la libertà». Con un sorriso.