La Lega: il cardinale è con noi. Mastella: strumentalizzazioni

Roma - Bianco e nero, benedizione e anatema. Da Rimini le parole del cardinale Tarcisio Bertone sullo sciopero fiscale finiscono per prestarsi a molteplici letture. E per accendere altrettante polemiche. Il «date a Cesare quel che è di Cesare» del Segretario di stato Vaticano viene letto da Roberto Calderoli come una sostanziale benedizione della rivolta fiscale proposta dal Carroccio, e serve a poco che l’esponente leghista escluda esplicitamente che la protesta si sostanzi in un’evasione delle tasse. «Le dichiarazioni odierne del cardinal Bertone rappresentano il miglior viatico per la rivolta fiscale che intendiamo mettere in atto», commenta il vicepresidente del Senato. Che dettaglia l’interpretazione: «Da una parte il cardinale sostiene che è un dovere pagare le tasse, e noi intendiamo pagarle come abbiamo sempre fatto, cosa che tra l’altro non accade in tutto il Paese, ma dall’altra il cardinale aggiunge che è un dovere pagare le tasse quando dettate da leggi giuste». E, per Calderoli, è fuor di dubbio «l’iniquità della Finanziaria dell’anno scorso, che ha drammaticamente aumentato le tasse e messo in ginocchio il Paese», per non dire che «ci attende una Finanziaria con nuovi tributi e contributi dai 22 ai 30 miliardi di euro». Insomma, «vista la recidiva dell’iniquità», conclude l’esponente leghista, «è necessario spegnere il motore, togliendo il carburante, a un auto impazzita guidata da ubriachi». Più diplomatica, ma simile, la lettura dell’azzurro Francesco Giro, secondo il quale l’intervento al Meeting di Bertone sarà uno stimolo per «cambiare in profondità il sistema delle tasse come aveva già iniziato a fare il governo Berlusconi».

Ma l’interpretazione della maggioranza è diametralmente opposta. La «forzatura» delle parole del cardinale fatta da Calderoli è «dissacrante», taglia corto il deputato dell’Ulivo Franco Monaco. E il coordinatore nazionale dei Comunisti italiani, Marco Rizzo, ironizza sulla ricerca di «investiture divine» del vicepresidente del Senato per «giustificare lo sciopero fiscale». Ma l’attacco più forte parte dal Guardasigilli, Clemente Mastella. «Il cardinal Bertone ha semplicemente voluto fare un richiamo ai doveri di ogni cittadino onesto. Ci dispiace che Forza Italia e Lega ne abbiano strumentalizzato le parole, travisandone completamente il significato», spara il leader dell’Udeur, rimarcando che «il Segretario di stato ha ricordato che è un dovere pagare le tasse, e questo vale ancora di più in una democrazia, nella quale la giustizia sociale e la solidarietà verso i più poveri devono avere un posto di primo piano».

Interpretazione «terzista» per l’opposizione «non allineata» sullo sciopero fiscale. Il centrista Luca Volonté prende le distanze da Calderoli che «tira per la giacchetta» Bertone, ma anche dalla maggioranza che pretende «benedizioni su un’idea fiscale sbagliata come quella di Visco». An, con Adolfo Urso, boccia sia il governo che la rivolta delle tasse «assolutamente sbagliata» proposta dal Carroccio: «Le tasse vanno pagate ma il fisco deve essere equo e le risorse pubbliche spese bene, così purtroppo non è», chiosa l’ex viceministro alle Attività produttive.

Rocco Buttiglione, infine, incardina la morale salomonica delle dichiarazioni del Segretario di stato del Vaticano. «Non pagare le tasse - spiega il presidente dell’Udc - è una colpa grave. Indurre i cittadini nella tentazione di non pagare, pretendendo tributi esosi e ingiustificabili, è colpa ancora più grave».