La Lega dà l’ok alla Moratti ma sfratta De Corato

Il segretario lombardo del Carroccio Giorgetti ha ufficializzato la
ricandidatura del sindaco a Palazzo Marino. «Letizia va bene ma è ovvio
che il suo vice dovrà essere dei nostri. Se prima avevamo il 4 per cento
ora siamo al 15»

«Il nuovo sindaco di Milano si chiamerà Letizia Moratti e il suo vice sarà della Lega». Così si è espresso, senza mezzi termini, Giancarlo Giorgetti, presidente della Commissione bilancio della Camera dei deputati e segretario della Lega Lombarda, a margine della presentazione del libro Il sacco del Nord del sociologo torinese Luca Ricolfi, ieri pomeriggio, al Castello Sforzesco.
Al di là della richiesta del vicesindaco, ormai un leitmotiv della Lega, la vera novità nelle parole dell’esponente del Carroccio, molto vicino a Umberto Bossi, è dunque l’investitura ufficiale del sindaco uscente per il bis a Palazzo Marino nelle elezioni di primavera 2011. «Se un candidato comune del Pdl e della Lega ci dev’essere - ha dichiarato - Giorgetti, è nelle cose che quel candidato debba essere Letizia Moratti. Così come non c’è neanche bisogno di chiedere se il vicesindaco sarà della Lega». Ma su chi sarà il secondo componente del ticket elettorale per le prossime consultazioni cittadine, l’esponente del Carroccio non ha voluto fare nomi. Ricordando l’incontro al vertice nel centrodestra dei giorni scorsi, Giorgetti si è limitato a dire che «si è parlato di campagna elettorale e di programmi, non di cariche nè tantomeno di chi dovrà ricoprirle. Una cosa però è certa - ha ribadito l’esponente del Carroccio -: la Lega è componente fondamentale e imprescindibile dell’alleanza e in questi quattro è passata dal 4 al 15 per cento. Se questo trend dovesse trovare conferma, andrebbe da sè che la volontà degli elettori dovrà essere rispettata anche in termini di cariche e di spazi».
Il presidente della Commissione bilancio, sollecitato dai cronisti, ha poi detto la sua anche sulla situazione politica nazionale e su un eventuale allargamento della maggioranza se il voto di martedì prossimo in Parlamento dovesse tradursi in una risicata fiducia al governo guidato da Silvio Berlusconi. «Con uno o due voti di fiducia non è possibile governare o pensare di fare le riforme. E, fermo restando che l’ultima parola spetta a Berlusconi e Bossi, bisognerebbe considerare anche il ritorno alle urne. Un allargamento dell’attuale maggioranza all’Udc - ha concluso il segretario della Lega Lombarda - sarebbe infatti un’alleanza contro natura, perchè tradirebbe la volontà dei cittadini nelle elezioni di tre anni fa».
Nella Sala Sforzesca del Castello, stracolma di gente, si è poi acceso il dibattito, introdotto dal capogruppo leghista a Palazzo Marino Matteo Salvini, attorno al saggio di Luca Ricolfi sulla situazione del Paese, in termini macroeconomici, alla luce della discussione in Parlamento della legge sul federalismo fiscale. Secondo l’autore, docente all’Università di Torino, le regioni del Nord vanterebbero un «credito» di 50 miliardi di euro nei confronti del Sud. Uno squilibrio territoriale in termini finanziari causato da tre elementi principali: evasione fiscale, che al Sud sarebbe superiore rispetto al Nord di 18 miliardi di euro; sprechi e inefficenze nell’erogazione dei servizi ai cittadini per altri 20 miliardi; infine la spesa pubblica, fuori controllo nelle regioni meridionali e superiore di 12 miliardi rispetto al Settentrione. Al riguardo, Giorgetti non ha potuto nascondere il proprio pessimismo sull’efficacia dei prossimi provvedimenti legislativi in materia di federalismo fiscale, «che rischiano di essere annacquati in modo deleterio dalle logiche conservative e corporativistiche della politica romana».