«La Lega delle sparate è finita, siamo maturi»

da Milano

Lo «schiaffo» post-elettorale, ai compagni desaparecidos dal Parlamento italiano della Sinistra arcobaleno, è arrivato dall’interno. Dalle colonne del loro giornale, Liberazione, che per cercare di capire le ragioni di una sconfitta che ha superato le previsioni più nere, è andato al cuore del problema, quello che forse ai leader è sfuggito: l’esasperazione e la conseguente crisi di rigetto per la sinistra degli operai, passati quasi in massa alla Lega. E così, dalla viva voce delle tute blu di Mirafiori, il perché della disfatta elettorale viene fuori, ed è più eloquente di mille dibattiti: il nodo vero, quello che ha seppellito la Sinistra radicale, è lo scollamento dalla base, l’incapacità di farsi carico dei problemi del mondo del lavoro.
Parola di Francesco, uno degli operai intervistati da Maurizio Pagliassotti, l’autore dell’articolo: «Quando parlano alla televisione quelli di sinistra - dice - io non capisco un cazzo di quello che dicono. Usano paroloni... la globalizzazione... il movimento... Tutte menate, a noi interessa lo stipendio e vivere un po’ meglio, avere due soldi in più in tasca. Rifondazione dice che è stata una vittoria aver ritirato le truppe dall’Irak e io rispondo: e a me cosa ne viene in tasca?».
Eloquente. Come Luca, operaio Fiat da undici anni, che di Prc e compagni dà un giudizio a dir poco lapidario: «Un partito che pensa solo agli omosessuali e agli zingari, mentre dei lavoratori se ne è sbattuto fino all’altro giorno». O come Roberto, che ammette apertamente di aver dato fiducia a Umberto Bossi: «Un partito che difende i ladri (romeni) che rubano nelle nostre case, incapace di farci aumentare gli stipendi che sono da anni sempre uguali. Ho votato Lega. Mi sembra infatti quest’ultima quella che in questo momento è più vicina ai lavoratori».
Parole durissime. Parole durissime che forse i leader della sinistra dura e pura, invece di fare a gara col Pd per organizzare - è accaduto proprio qualche settimana fa a Milano - dibattiti sulla classe operaia senza la presenza dei protagonisti veri, avrebbero fatto meglio ad ascoltare per tempo.
Liberazione va oltre, senza pietà. E sulla base delle dichiarazioni delle tute blu, prova a fare anche un’analisi generazionale del voto mancato in fabbrica. A staccarsi del tutto, dalla sinistra, disillusi e amareggiati per la propria condizione, sarebbero stati i più giovani: «Bertinotti - dice uno di loro - veste il cachemire, io guadagno mille euro al mese». Più chiaro di così? Chiosa Gianni, operaio più anziano ed elettore deluso della Sinistra arcobaleno: «Moltissimi che sostengono di essersi astenuti in realtà hanno scelto la Lega. Soprattutto i giovani sono di destra, quando li sento parlare mi sembra di avere davanti Calderoli».