Lega e Pdl, in scena la gara di cori

Tutto ha inizio dalla curva avversaria. L’attaccante del Pd Dario Franceschini ha appena segnato un gol: «Berlusconi non viene in aula finché non parla il suo capogruppo». La tifoseria democratica è in delirio. Ma il calcio - pardon, la politica - vive di episodi. E pochi istanti dopo in campo scende il fuoriclasse Cavaliere. Nemmeno una parola, ma basta la sua presenza per scatenare la curva del Pdl, che fa partire il coro «Silvio, Silvio!». Il premier saluta i suoi (i soliti dipietristi mormorano che è un saluto romano), sorride. Certo, se cominciano a schierarsi gli ultrà, nessuno può pensare di non invitare i leghisti. Che puntualmente fanno sentire la loro possente voce inneggiando al grande capo: «Bossi, Bossi!», lo esaltano. E lui, il Senatùr seduto nei banchi del governo, guarda i suoi orgoglioso e stringe il pugno. Per stavolta pareggio, anche sugli spalti.