Lega e Prc si alleano contro la lingua italiana

Proposta di legge per definire nella Costituzione il nostro idioma ufficiale. Rifondazione: «No, così si discriminano gli stranieri». Cota: «Tuteliamo i dialetti»

Luca Telese

da Roma

Comunisti contro l’Italiano? Per quanto sembri strano ieri si è visto anche questo, con Rifondazione che si oppone all’inserimento della nostra lingua (quella in cui è scritto questo articolo) come idioma ufficiale del Paese. È vero, esiste un prezioso libriccino in cui Feltrinelli, ristampava un saggio di Stalin sul Marxismo e la linguistica con una «storica» prefazione del linguista Giacomo Devoto. Testo prezioso perché documenta i tempi in cui «il magnifico georgiano», preso dalla megalomania, sognava di farsi insieme dittatore e letterato, prototipo di un nuovo demiurgo socialista, il sovrano che ricorre alla lingua per riscrivere la storia dei popoli. Eppure, malgrado questo, Franco Russo, deputato di Rifondazione, dovrebbe avere tutt’altra matrice, rispetto a quella staliniana: ex contestatore, ex sessantottino antiautoritario. Ecco perché ieri era a dir poco stupefacente trovare lui e un federalista radicale come il leghista Roberto Cota (emergente alla Corte di Bossi), «uniti nella lotta» contro l’italiano (con il sostegno del verde Boato e l’astensione del Pdci) solidali nella corsa all’emendamento per riscrivere la storia e modificare il senso comune.
L’onorevole Russo, infatti nell’aula di Montecitorio, ha annunciato che Rifondazione voterà contro la proposta di legge che vuole definire in Costituzione l’italiano «lingua ufficiale». Iniziava ieri - infatti - la discussione di una proposta di legge di un solo articolo («l'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica nel rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali») che se approvato diventerebbe un comma dell’articolo 12 (quello che definisce il tricolore bandiera della Repubblica). Su questo provvedimento da anni c'è scontro. In passato il «fronte del no» era guidato dalla Lega, che chiedeva con forza la salvaguardia di dialetti e minoranze linguistiche. Ora invece, come spiega Russo, a sinistra qualcuno ha addirittura «il sospetto che si provi a mettere in Costituzione una "gabbia" sull’italiano solo per agganciare la concessione della cittadinanza alla conoscenza obbligatoria della lingua nazionale». Un modo, sostiene il parlamentare del Prc, «per ridurre gli spazi di concessione della cittadinanza» agli stranieri. Sul tema le opinioni sono le più disparate. Forza Italia chiede che la norma sia inserita non all’articolo 12, ma al 6 (quello che stabilisce che le minoranze linguistiche vengano tutelate dalla Repubblica). Mentre il leghista Cota, chiede con forza la tutela delle lingue «che con legge regionale sono riconosciute lingue storiche regionali».
Sembra proprio che gli oppositori dell’Italiano-lingua-ufficiale abbiano la stessa ambizione mostrata da Stalin in quello storico saggetto, usare la lingua come supporto ideologico delle proprie battaglie politiche. Così Russo pensa agli avverbi come un Centro di detenzione permanente e il vocabolario come un foglio di via, Boato vede i vocaboli come un editto autoritario contro le minoranze, Cota teme i verbi italiani come una minaccia dello Stato centralista e uno strumento di dominazione culturale. Eppure l’Italiano non dovrebbe spaventare proprio nessun deputato, tranne quelli che non lo declinano bene, quando sono intervistati dalle Iene. Purtroppo per noi, la libertà di strafalcione è garantita a tutti, anche agli aspiranti «padri costituenti» linguisti di Montecitorio.luca.telese@ilgiornale.it