La Lega fa quadrato: «Il leader non si tocca»

Calderoli: «Teniamoci stretto Silvio». Castelli: «Ci attaccano da quattro anni»

Adalberto Signore

da Milano

Il primo a «parare» i fendenti che arrivano dal Palalottomatica di Roma - dove l’Udc di Marco Follini è riunito a congresso - è il ministro della Giustizia Roberto Castelli. «Gli attacchi alla Lega? Niente di nuovo - chiosa il Guardasigilli - sono quattro anni che andiamo avanti così e continueremo ancora».
Insomma, il Carroccio non sembra troppo scomporsi davanti alle bordate che arrivano dal centro dell’alleanza. E pure sull’ipotesi di ridiscutere la leadership della Casa delle libertà la replica non pare lasciare margini di trattativa. «Difficilmente la Lega può sostenere qualcuno diverso da Berlusconi», avverte Castelli dopo che qualche giorno fa era stato proprio Umberto Bossi a dettare la linea in un colloquio con il direttore della Padania Gianluigi Paragone. Al punto che il ministro delle Riforme Roberto Calderoli dice di non vedere «novità all’orizzonte». «Oltre - non manca di aggiungere - a Berlusconi...». «Il premier - spiega il coordinatore delle segreterie della Lega - forse ha preteso troppo dalle proprie forze e, soprattutto, ha sopravvalutato la sua capacità di trainare i riottosi che ci sono nella maggioranza. Insomma, ha pagato la sfida, entusiasticamente lanciata, di voler cambiare tutto e subito». Ma «la questione è semplice: abbiamo un leader e non ne vedo altri in giro, teniamocelo stretto nonostante i suoi difetti e andiamo avanti» perché «la strada del rinnovamento tracciata da Bossi e avviata da Berlusconi deve proseguire».
Ma la reazione del Carroccio non si limita a difendere la leadership del Cavaliere. A via Bellerio, infatti, le critiche di Follini sui presunti eccessi della Lega non sono passate affatto inosservate. «Potrei dire che la sua è stata una relazione democristiana - dice Calderoli - ma non sarei affatto originale». Più critico, il sottosegretario alle Attività produttive Roberto Cota. «Quelli di Follini sono slogan a contrario», dice. «Evidentemente - aggiunge il segretario della Lega Nord Piemonte - è in crisi di identità. Eppoi, tante ironie sulle nostre idee... Dice che sono lontane dalle sue? Be’, mi pare che fu Casini qualche tempo fa a parlare di usare le armi per fermare gli scafisti albanesi». Sullo stesso punto rincara la dose il senatore del Carroccio Cesarino Monti: «Ricordo a Follini quando dice che “non appartiene agli italiani l’idea che si possano affrontare i clandestini con le cannoniere” che fu proprio Casini, nel luglio del 2000, a dire che “bisogna consentire di sparare agli scafisti albanesi”». «Ricordo anche - aggiunge - che rispondendo all’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato che rispediva al mittente tale procedura per fronteggiare gli sbarchi, lo stesso Casini replicò: “La risposta di Amato che ammette di alzare bandiera bianca quando sui gommoni restano gli ostaggi permettendo ai trafficanti di persone di ritornare in Albania indisturbati per un altro carico, è la peggiore di tutte”». Non risparmia critiche pure il capogruppo al Senato Ettore Pirovano: «Le ipotesi sono due. O i consensi che stiamo ottenendo sono frutto di un falso o è falso che le dichiarazioni di Follini rappresentino l’opinione pubblica comune». «Credo - conclude - che il segretario dell’Udc viva troppo nei Palazzi e frequenti poco i cittadini».