La Lega fa salire il governatore sul Carroccio

Adalberto Signore

da Roma

Più che un Consiglio federale straordinario, quello di ieri pomeriggio a via Bellerio è stata una riunione ristretta dello stato maggiore della Lega, dedicata soprattutto ad analizzare la questione Bankitalia. Presenti Umberto Bossi, Roberto Calderoli, Roberto Maroni, Roberto Castelli, Giancarlo Giorgetti e Roberto Cota, il ministro della Giustizia - che venerdì scorso ha partecipato alla riunione del Cicr come «ospite» - ha fatto il punto della querelle in vista del Consiglio dei ministri.
Così, si è snocciolato il caso Fazio e a lungo si è discusso delle intercettazioni che - ne sono convinti i vertici della Lega - sono state gestite «strumentalmente» per mettere in difficoltà il governatore della Banca d’Italia, reo di «non aver seguito la strada indicata dai poteri forti», «bloccare» l’Opa della Bpi di Gianpiero Fiorani sull’Antonveneta e «arrestare» la scalata del Corriere della Sera. Intercettazioni che - ipotizzano a via Bellerio - potrebbero essere state passate ai giornali non solo dalla Procura di Milano ma pure da «qualche organo di vigilanza». Insomma, la linea del Carroccio non cambia di una virgola, perché - ha ripetuto ieri il Senatùr - «una banca del Nord oggi è più che mai necessaria». Il sistema delle piccole e medie imprese - è il ragionamento che si è fatto durante la riunione - ha bisogno di un istituto di credito che conosca le sue esigenze. Eppoi - altro argomento di cui si è parlato a lungo - «bisogna dire basta all’eccessiva concentrazione di capitali stranieri nelle nostre banche». E i ministri del Carroccio hanno pure tirato fuori i numeri: il 28-29% dei capitali dei nostri istituti di credito è straniero contro una media dei paesi europei del 6%. È in sostanza questo che Bossi si impegnato a riferire per telefono a Berlusconi prima del prossimo Consiglio dei ministri in programma venerdì.
Ma ieri non si è parlato solo di Bankitalia. Oltre alla questione Lombardia («è una baruffa estiva, cerchiamo di non alimentare le polemiche», aveva detto Bossi ai suoi prima che Roberto Formigoni sospendesse dalle funzioni l’assessore del Carroccio Alessandro Cè) e a un’eventuale modifica della legge elettorale («non se ne parla, quando tocchi una cosa del genere sai quando inizi e non quando finisci», le parole di Bossi), si è discusso pure della situazione del settore tessile e delle quote dell’export cinese. E a lungo si è parlato delle prossime uscite pubbliche del leader del Carroccio. Dopo le sorprese di Pontida e Gemonio, infatti, Bossi non ha nessuna intenzione di fermarsi. «Mettiamo giù un programma - ha detto ai suoi - perché adesso comincio di nuovo a girare per le feste della Lega, ho voglia di incontrare la gente». I prossimi appuntamenti dovrebbero essere in Piemonte e Veneto. Poi, il 18 settembre, l’attesa cerimonia di Venezia, che il giorno successivo dovrebbe essere seguita da una festa «a sorpresa» che stanno organizzando per il Senatùr a Varese.