Ma la Lega frena: è un ritorno al passato

Maroni: «Non rilasciamo cambiali in bianco». Calderoli: «Non commento quello che non c’è»

da Milano

«Nessun ritorno al passato». Ci pensa Roberto Maroni a chiudere la porta sull’ipotesi di un passaggio al sistema elettorale proporzionale. Perché, spiega il ministro del Welfare, «la Lega è pronta a discutere di tutto, ma non consegna alcuna cambiale in bianco».
I toni sono pacati e le considerazioni posate (perché «per cambiare il sistema di voto ci vuole anche il consenso dell’opposizione»), ma la posizione del Carroccio è netta. «Se dovessi scommettere un euro - taglia corto Maroni - lo farei sul fatto che nel 2006 si va a votare con il sistema attuale». «Magari - aggiunge come unico gesto di apertura - con un restyling che riguardi però la scheda elettorale, non certo il meccanismo del voto».
Maroni parla pure di partito unico, ribadendo che alla Lega «non interessa e Berlusconi lo sa». E dunque, «se tutta l’operazione è legata al progetto del partito unitario, dovranno trovare argomenti migliori per convincerci». E ancora: «Siamo pronti a discutere su tutto, ma vogliamo argomenti convincenti, che ci dimostrino che una legge elettorale diversa da quella che c’è funziona meglio per realizzare l’obiettivo di vincere le elezioni e di mantenere il sistema bipolare evitando ritorni al passato».
Insomma, secondo la Lega c’è «il rischio di un passo indietro». «Per questo - spiega il ministro del Welfare - siamo attenti, cauti e prudenti. Per evitare soluzioni peggiorative rispetto a quella attuale». Al massimo, dunque, si potrà fare «qualche correzione formale» alla legge che c’è. «Ma non nelle modalità di voto, non nel meccanismo. Si potrà aumentare il numero di simboli sotto il nome del candidato uninominale, fare un restyling della scheda insomma. Ma una modifica dei meccanismi di voto comporterebbe una valutazione attenta delle conseguenze e su questo non diamo a nessuno cambiali in bianco».
Maroni conferma che, per il Carroccio, della legge elettorale si sta occupando Roberto Calderoli. «Lui ovviamente ha la rappresentanza della Lega - spiega - ma una cosa così rilevante come tornare dal maggioritario al proporzionale passa attraverso la decisione della segreteria politica e del Consiglio federale della Lega. A noi ufficialmente non è stata avanzata ancora alcuna proposta del genere. Se dovessero farlo, Calderoli risponderà che la parola deve passare a Bossi. E io personalmente dubito che la Lega, a pochi mesi dalle elezioni, possa consentire una riforma che stravolga del tutto la logica elettorale degli ultimi 10 anni».
Insomma, Maroni spiega che «finché si tratta di fare la manutenzione ordinaria, va bene». Ma qui «ci si chiederebbe di buttare giù il palazzo e di costruirne uno nuovo in pochi mesi, un’opera piuttosto complicata». E, certamente, «qualunque persona di buon senso non farebbe mai una cosa del genere a colpi di maggioranza». Dunque, «se anche fossimo tutti d’accordo, e non lo siamo, non si può fare se l’opposizione non ci sta».
Dal canto suo, Calderoli preferisce non entrare nel merito della questione. «Non voglio giudicare o commentare quello che non c’è e che non vedo», si limita a dire il ministro delle Riforme. «Fino a oggi - conclude lapidario - sulla materia si è sentito tutto e il contrario di tutto, più sui giornali che in Parlamento».