La Lega gioca il suo Europeo: "Fermate i turchi invadono gli Europei"

l'ironia del popolo padano: "Boicottiamo il kebab". Borghezio: "Meglio il campionato mondiale indipendentista in Lapponia". Renzo Bossi: "se dovessero trionfare loro andiamo a espiare il peccato a Lepanto"

Milano - Magari i Galli o i Germani, che per altro noi italici abbiamo già espugnato più volte. Al limite gli Slavi o i Pannoni. Ma i turchi no. I turchi sono gli ultimi che possono vincere quest’Europeo, rispetto al quale - per inciso - molti padani si chiedono a che titolo partecipano, visto che notoriamente i turchi sono mediorientali, o arabi. O islamici. Non certo europei. Marco Pinti, coordinatore dei giovani della Lega di Varese, nato a un chilometro scarso dal confine svizzero e a un migliaio di secoli dalla Tracia, felicissimo della recente disfatta nella selva iberica della legione di Donadoni, si chiede perché - paese extraeuropeo per paese extraeuropeo - allora non hanno fatto partecipare l’Uganda: «Calcisticamente e politicamente i destini della nazione turca sono irrilevanti». Meglio concentrarsi, secondo i giovani leghisti, sui campionati mondiali indipendentisti che si terranno a luglio in Lapponia e aperto a tibetani, baschi, catalani, fiamminghi. E padani naturalmente. General manager della squadra è il Renzo. Bossi. Il figlio del padrun. Uno che se la Turchia dovesse vincere gli Europei potrebbe andare ad espiare il peccato nazionale in una tranquilla cittadina della prefettura dell’Etolia-Acarnania, sul golfo di Corinto: Lepanto. E per il crociato Mario Borghezio, El Burghèz, tra le altre cose «in Lapponia non c’è neppure il rischio di incontrare squadre musulmane». Paolo Caccia da Dairago, ombelico della pancia leghista, bossiano della primissima ora, un tipo che al confronto il Ranzani di Cantù è un terrone, invece ha promesso che se dovessero vincere i turchi andrà alla moschea di viale Jenner, a Milano, a pregare in ginocchio «perché se ne vadano föra dai ball, con la dieresi sulla o».

I discendenti dei Celti - un insieme di popoli che, scherzi della storia, nel periodo di massimo splendore, fra il IV e il III secolo avanti Cristo, erano estesi dalle Isole britanniche alla penisola anatolica... - vivrebbero la vittoria di Terim e soci come un’onta più che una beffa, da lavare con l’acqua del dio Po. O con l’ironia. Giulio Cainarca, direttore Radio Padania Libera, che non ha ancora capito cosa c’entra la Turchia con l’Europa - «I politici Bruxelles iniziano a farcela digerire con il calcio... » - spergiura, in caso di vittoria della Mezzaluna, di convertirsi all’Islam. Per fare un altro esempio, Alessandro Morelli, consigliere di zona a Milano, già promotore di ronde anti rom in un quartiere - Gratosoglio - che al confronto i bassifondi di Istanbul sono gli Champs-Élysées, promette di rispolverare le t-shirt che giravano nelle sezioni leghiste quando la Commissione europea diede parere positivo a una futura adesione di Ankara: Turchia? No grazie, col Sole delle Alpi come sfondo. «Nel caso potremo fare anche una manifestazione di protesta in Duomo, per rimarcare la nostra distanza politica e culturale». La restusciada contro il kebab.

Riccardo Monti, giovane e posato sindaco leghista del borgo di Lazzate (Lazzàa in insubre), a nord del profondo nord brianzolo, prende atto della possibilità della vittoria turca: «Visto che la Turchia non è Europa, i campionati sarebbero da invalidare. Basta non riconoscere il risultato, come lo scudetto dell’Inter di due anni fa». Due suoi colleghi “anziani”, sono più laconici e icastici. Massimo Giordano, sindaco di Novara con simpatie turche inversamente proporzionali alle percentuali bulgare con le quali è stato eletto per due volte, esclude che la nazionale della Mezzaluna possa andare avanti, «sia calcisticamente che politicamente». Mentre per Attilio Fontana, primo sindaco di Varese e ultimo tifoso dell’Italia, meno male che siamo stati eliminati dalla Spagna: «Sarebbe stato insostenibile perdere con i turchi in finale».

La finale, già. Il leghista la vera finale se la vede come in un film di Asterix: undici eroi padani i cui nomi saranno scritti a caratteri runici nel grande Libro della Storia che sollevano al cielo vittoriosi il Calderone celtico di Gundestrup. Lasciando l’etnicamente sospetta Coppa Delaunay a chi se la piglia. Fossero anche mammaliturchi.
Luigi Mascheroni