Lega in giunta? Sette giorni per decidere

Ma i lumbard non accetteranno soluzioni non sottoscritte da Bossi e Berlusconi Boni: «Non c’è fretta»

Marcello Chirico

Qualcuno, uscendo dalla riunione, ha ottimisticamente ipotizzato persino una soluzione della «crisi» regionale già tra 48 ore. Una cosa è certa: la verifica di maggioranza si chiuderà entro l’inizio della prossima settimana. Perché a non volerla protrarre oltre è proprio Roberto Formigoni, che l’ha aperta martedì scorso immediatamente dopo la mancata approvazione dell’assestamento di bilancio 2005, causa l’astensione volontaria dei consiglieri leghisti durante la votazione.
Il governatore lombardo, nel vertice della Cdl di ieri mattina al Pirellone, è stato chiaro, in modo particolare con gli esponenti del Carroccio: che si trovi o no una via d’uscita all’impasse politico determinatosi in Regione, desidera ottenere dai lùmbard una risposta entro la prossima settimana, in modo da riferire quanto prima l’esito della verifica al consiglio. Qualunque esso sia, positivo o negativo.
Una risposta che ieri non avrebbe mai potuto ottenere, considerando che alla riunione non si è presentato il segretario federale Giancarlo Giorgietti, impegnato con la Finanziaria a Roma (è presidente della commissione bilancio, ndr), e Giorgietti è uno dei pochi delegati a prendere decisioni. Cosa che non spetta invece al capo-delegazione Davide Boni e al capogruppo Massimo Zanello, i quali si sono impegnati a mettere al corrente i loro «capi» sull’ultimatum posto da Formigoni. Sottolineando però, come ha fatto Boni, che «non ci vuole fretta, perché è bene non fare passi falsi. Meglio un passo dopo l’altro, ma fatto in modo giusto». Tenendo presente che «per poter chiudere la verifica ci devono essere soggetti e interlocutori più pesanti di quelli della Regione». Come dire che, in via Bellerio, non accetteranno soluzioni non sottoscritte e concordate da Bossi e Berlusconi.
Soluzioni che dovranno necessariamente rientrare tra quelle prospettate dal Carroccio: o l’ingresso del ministro Maroni in giunta come super-assessore alla sanità oppure un rimpasto di deleghe che sottragga il welfare al controllo del formigoniano Giancarlo Abelli, considerato dai leghisti il demiurgo occulto dell’intero sistema sanitario lombardo.
Un ingresso, quello di Maroni, che non viene osteggiato dagli altri alleati, seppur coi dovuti distinguo: Maroni assessore alla sanità e basta, «altrimenti - spiega Massimo Corsaro, capo-delegazione di An - creeremmo assessori di serie A e B, eppoi perché non può passare il concetto che possa essere premiato un partito che insulta il governatore, altrimenti d’ora in poi lo faranno tutti». E infatti proprio da An è partita ieri la provocatoria candidatura pure di Ignazio La Russa, «politico d’esperienza e uomo giusto da affiancare ai nostri assessori, né più né meno come Maroni» ha motivato il capogruppo Roberto Alboni. La coordinatrice Muscardini ha formulato la speranza che «il tavolo politico resti il contesto per le riflessioni e non vengano usati i media per messaggi trasversali».
Contraria «non a Maroni ma ai suoi super-poteri» è pure la coordinatrice di Fi, Mariastella Gelmini, «perché - spiega - non può un unico partito occuparsi da solo del 90% delle materie regionali, perché questo di fatto rappresentano sanità e welfare. Il mio non è un discorso di potere, ma di fiducia. Siamo disponibili ad un rimpasto generale delle deleghe, non a un riequilibrio di forze».
Chiudere in fretta è comunque il proposito preponderante all’interno della Cdl, «magari già tra 48 ore - si è augurata la vicepresidentessa Beccalossi -, anche perché alla domanda della Lega se ridimensionando la richiesta avrebbero ottenuto risposte diverse, la risposta è stata sì. E comunque prendiamo atto che quella di Maroni è una proposta seria». Ma a smorzare l’ottimismo ci ha pensato subito Zanello: «Ascoltando le dichiarazioni e le proposte di An, forse oggi ho partecipato ad un altro vertice». Domani si ricomincia con una nuova riunione.