La Lega giura fedeltà: "Con Letizia al 101%". Ma la base si agita

Il Carroccio ottimista: "Triplicati i nostri voti". L'ira del popolo lumbard contro il primo turno

«Il Forum di Radio Padania libera è momentaneamente chiuso». L’ira dei militanti travolge anche lo sfogatoio della Lega. La versione del «voto anormale a Milano» sfornata a caldo dai big e messa anche nel titolo grande della Padania, il quotidiano di partito, non convince per nulla il popolo leghista. Partito alla conquista dell’Emilia Romagna e ritrovatosi a raccogliere i cocci di città come Milano, Gallarate e Varese dove anche i sondaggi prevedevano sfracelli. Non è stato così. E ora la «questione settentrionale» del centrodestra passa necessariamente per il quartier generale di via Bellerio. Ieri per tutto il giorno palcoscenico di affollati vertici convocati per analizzare il voto. Ma, soprattutto, per decidere la strategia in vista dei ballottaggi per i quali il capolista e recordman di preferenze (8.913) Matteo Salvini ha già promesso un «impegno al 101 per cento». Per far vincere Letizia Moratti e magari offrire ai militanti l’ipotesi (possibilmente ufficiale) di un vicesindaco leghista. La Moratti era già tentata prima di domenica, ma logiche interne di partito l’hanno convinta a rinunciare. Ora, forse, ci ripenserà.
Ieri alle 12,30 l’arrivo di Umberto Bossi e un primo faccia a faccia con Salvini. Buono l’umore del «capo» nonostante il messaggio passato su giornali e tivù sia quello di una sconfitta della Lega. «Non è così», ripetono i colonnelli Roberto Maroni e Roberto Calderoli che hanno lasciato appositamente Roma per partecipare all’analisi del voto, Marco Reguzzoni, Giancarlo Giorgetti, Roberto Cota e Renzo Bossi. I numeri dicono che a Torino il Carroccio passa dal 2,5 al 6,85 per cento, a Bologna dal 3,1 al 10,72, a Trieste dall’1,41 al 6,67. Ma a far male c’è Varese dove un salto dal 19,7 al 24 per cento del partito non evita al sindaco Attilio Fontana l’umiliazione del ballottaggio. E soprattutto Milano dove i voti sono triplicati (dal 3,8 per cento al 9,63), ma è altrettanto vero che la Moratti ha perso e qualcuno dal Carroccio avrebbe preteso quel 14,5 preso alle Regionali solo un anno fa. Un saldo negativo che scatena voci di un Carroccio «imboscato» e come sempre poco propensa ad appoggiare una candidato non suo. «L’alleanza tra Pdl e Lega - taglia corto il governatore Roberto Formigoni - mi sembra forte e vedrete che sarà riconfermata da Berlusconi e Bossi nelle prossime ore». Con Calderoli che al termine dell’incontro con Bossi parla di «elucubrazioni prive di qualsiasi sostanza. La Lega è riunita in queste ore proprio per trovare la strada per vincere i ballottaggi e Bossi per primo sta pensando a come vincere. E quando ci mettiamo ce la facciamo». Cosa di cui è convinto anche Salvini. «Ora - spiega - serve fare una campagna elettorale sui temi concreti di Milano come la moschea, i grattacieli, i parcheggi. E non su vicende degli anni Settanta. Pisapia è persona rispettabile, ma non c’è dubbio che ad appoggiarlo ci siano centri sociali, no-global, radicali e magari anche l’imam di viale Jenner». Un fallimento della Lega a Milano? «Abbiamo triplicato i voti, ma forse non ce l’abbiamo fatta a trascinare il centrodestra». Una rimonta impossibile? «Io credo che Pisapia e la sinistra stia festeggiando troppo presto. Se pensano di aver già vinto, si sbagliano».
Da Bossi nessuna dichiarazione ufficiale, ma l’ordine è di ritornare tra la gente. Mercati, gazebo, piazze. Perché la battaglia per non perdere Milano è decisiva. Per regolare i conti con Berlusconi e il Pdl ci sarà tempo. A giugno, a risultati del secondo turno acquisiti. Col voto parlamentare sul governo prima e l’annuale raduno di Pontida a rivelare su quale strada, in nome del federalismo, Bossi avrà deciso di guidare il Carroccio.