«Dalla Lega grande atto di responsabilità»

Cesa promuove i «lumbard»: la vicenda non porterà alla rottura con la Casa delle libertà, le cose che li uniscono alla coalizione sono più di quelle che li dividono

Antonio Signorini

da Roma
Il caso Calderoli non deve portare alla «rottura» tra la Lega Nord e la Casa delle libertà. Anche perché l’ex ministro delle Riforme ha sì fatto «una stupidaggine», ma ha anche contribuito ad alzare il velo su problemi reali, come quello delle libertà civili e religiose nei paesi musulmani. A sostenerlo è il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, comunque soddisfatto per le dimissioni dell’esponente leghista. «Mi sembrano un gesto di responsabilità da parte di Roberto Calderoli e del suo partito. Il suo è stato un atto di leggerezza, una stupidaggine fatta da un uomo intelligente. Non stiamo parlando di un cittadino qualunque, ma di un ministro. Però lui ha pagato in prima persona».
La maglietta ha anche provocato un danno di immagine per il governo?
«Certo. Per questo dico che la sua mossa è stata imbarazzante, un danno per l’esecutivo. Ha rischiato di mettere in ombra tante cose positive fatte dal governo. Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini stanno facendo il possibile per far capire agli italiani i grandi passi in avanti fatti in questi anni. Ed è un'azione che funziona, visto che i sondaggi danno tutti i partiti della Casa delle libertà in crescita».
Un gesto come quello di Calderoli non può avere scoraggiato l’elettorato moderato?
«Non voglio negarlo, però non bisogna nemmeno dimenticare che Calderoli con il suo gesto che, ripeto, non condividiamo, ha sollevato il velo su alcuni problemi reali. Ad esempio quello della reciprocità nel confronto con Stati prevalentemente musulmani. Quello del rispetto dei diritti umani e religiosi. Sono vicepresidente del gruppo dei popolari al Parlamento europeo e ho la delega alle relazioni con l’Islam e con i Paesi del Mediterraneo. Quando andiamo in missione in questi Paesi ci troviamo di fronte a problemi seri che riguardano la libertà di espressione e la libertà religiosa. Le poche chiese che si trovano nei Paesi musulmani stanno tutte chiudendo. Sono questioni preoccupanti con le quali tutta l’Europa è chiamata a confrontarsi. È inutile fare finta di niente».
Lei ha partecipato al vertice di governo prima dell’annuncio di dimissioni. C'è qualcuno in particolare che ha chiesto la testa del ministro alle Riforme?
«C’è stato un clima di grande compattezza nel chiedere al ministro e anche al leader del suo partito, Umberto Bossi, le dimissioni immediate. E devo dire che la Lega ha risposto compiendo un grande atto di responsabilità».
Dica la verità, per voi dell'Udc è stata anche una soddisfazione. Il suo partito è sempre stato il primo a prendere le distanze dal Carroccio...
«È vero che tra Udc e Lega ci sono stati momenti difficili, soprattutto in coincidenza di iniziative che non abbiamo condiviso, penso alle contestazioni avvenute proprio al Parlamento europeo contro il presidente Ciampi. Però abbiamo sempre trovato una sintesi costruttiva, basti pensare alla devoluzione».
E se il Carroccio dovesse reagire rompendo con il centrodestra?
«Questa vicenda non può portare alla rottura del rapporto con la Lega. Le cose che uniscono il Carroccio al resto della coalizione sono più di quelle che ci dividono. Tutta la Cdl si è comportata lealmente nei confronti della Lega. Lo spirito è quello di sempre: ognuno fa la sua battaglia e poi si trova una sintesi».
Calderoli dovrebbe ritirarsi dalla politica?
«Io come amico gli consiglierei innanzitutto, viste le minacce che ha ricevuto, di pensare alla sua sicurezza. Ma certamente non gli chiedo di rinunciare alla politica».
A criticarlo non sono stati solo i musulmani...
«Se si riferisce alla sinistra, vorrei far notare che è proprio di ieri (sabato, ndr) la notizia che c’è stato un corteo al quale hanno partecipato partiti dell'Unione nel quale si gridava "10, 100, 1000 Nassirya" e anche "una Nassirya per carabinieri e polizia". Calderoli ha fatto una cosa meno grave, ha manifestato le sue idee e poi si è dimesso. La sinistra ha tentato di strumentalizzare il caso, ma non mi è parso di sentire nessuna condanna vera di quel corteo, né tantomeno un’assunzione di responsabilità per le bandiere statunitensi e israeliane bruciate».
Lei ha fatto accenno alle difficoltà tra Occidente e Paesi musulmani. Come pensa invece che si debbano impostare i rapporti con i musulmani che vengono in Italia?
«In Italia vengono già accolti con grande apertura e senza condizionamenti forzati. L'integrazione è totale. Bisogna evitare che loro stessi creino delle nicchie, dei ghetti, come è avvenuto in Francia. Poi ci vuole un grande sforzo internazionale per aiutare l’Islam moderato, soprattutto nei paesi che sono minacciati dall’ondata integralista».
Questa è stata e sarà la campagna elettorale delle differenze. Il suo partito su cosa punta per convincere gli elettori?
«Ognuno di noi ha delle specificità e fa le proprie battaglie. L’Udc si sta battendo per fare emergere un piano di politiche serie e stabili a favore della famiglia».
Come il quoziente familiare, per abbassare le tasse sui nuclei numerosi?
«Certo, ma non solo. Pensiamo a misure come il buono per la casa con il quale detrarre dalle tasse una quota dell’affitto e alle agevolazioni per le giovani coppie che cercano casa. E ancora, politiche che ci rendano più simili alla Francia o ai paesi del nord Europa. Rendere effettivi i permessi per la paternità e sostegno per le madri. Se si potesse contare su servizi che funzionano, sono convinto che ci sarebbero molte più donne in politica. Il welfare può funzionare anche meglio delle quote rosa».