Ma la Lega insiste: vogliamo quell’imposta

Le strategie del Carroccio. Mentre va in porto l’accordo salva Malpensa, il tributo verrà ripresentato in Senato

Il nodo Malpensa è sciolto e si chiudono definitivamente le polemiche interne alla maggioranza sullo scalo lombardo. A confermare che tutti gli ostacoli sono stati superati è proprio la Lega, che nelle settimane scorse aveva alzato le barricate in difesa degli interessi dell’hub di Milano. La piena intesa è stata raggiunta grazie all’approvazione, in commissione Bilancio della Camera, dell’emendamento “salva Malpensa” contenuto nel decreto anticrisi, come spiega il sottosegretario leghista alle Infrastrutture Roberto Castelli. «Questo emendamento conferma la volontà del governo di non penalizzare Malpensa - spiega -, e offre pure un forte strumento legislativo alle autorità competenti per rinegoziare tutti gli accordi bilaterali e stipularne di nuovi con tutti quei Paesi che hanno richiesto o richiederanno di poter operare su Malpensa ».

Certamente la Lega resta dell’idea che «per Malpensa sia più vantaggiosa l’alleanza con Lufthansa », ribadisce l’ex ministro della Giustizia. Comunque, aggiunge, «è stata garantita la prospettiva di un forte rilancio di Malpensa nel medio termine e senza chiudere lo scalo di Linate, così come veniva prospettato nel piano Cai». Castelli ribadisce la grande soddisfazione della Lega «sia perché gli scali milanesi non vengono sacrificati alle solite logiche romanocentriche, sia perché la maggioranza ancora una volta ha dimostrato la propria coesione».

Ora la Lega chiede di assicurare a tutti coloro che dovessero perdere il posto di lavoro «il medesimo trattamento che è stato riservato ai lavoratori di Fiumicino». Anche il capogruppo della Lega alla Camera, Roberto Cota, commenta positivamente la risoluzione del nodo Malpensa, ma allo stesso tempo ricorda che invece la Lega non considera affatto chiusa la questione sul permesso di soggiorno a pagamento per gli extracomunitari. Il partito di Bossi, infatti, non ha nessuna intenzione di rinunciare alla proposta di imporre una gabella da 50 euro agli stranieri per ottenere il permesso e la rilancerà in Senato. «Sono stupito dalla reazione di alcuni esponenti della maggioranza - dice Cota -. Il principio della tassa sul permesso di soggiorno era già stato discusso e votato dalla maggioranza con il parere favorevole del governo in Senato, prevedendo un importo di 200 euro, ed è inserito nel testo del dl sicurezza licenziato dalle commissioni - dice Cota -. La Lega ritiene importante affermare il principiochechi arriva sulnostro territorio debba concorrere alle spese per sostenere i costi dell’immigrazione».

Sulla proposta però si è già abbattuto il no deciso del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che l’ha definita discriminatoria e soprattutto il parere contrario del premier Silvio Berlusconi, chel’aveva respinta ancor prima che si esprimesse Fini. Più possibilista invece il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: «In fondo tutti noi paghiamo una tassa quando dobbiamo rinnovare il passaporto o la carta di identità», dice La Russa, che però boccia l’altro emendamento della Lega (quello che prevede un pagamento di 10mila euro agli immigrati che aprono una nuova attività) definendo la «controproducente». La Lega comunque non intende mollare. Il capogruppo a Palazzo Madama, Federico Bricolo, ha annunciato che ripresenterà la stessa proposta al Senato.
FA