La Lega insorge: «Parla da capo di partito»

Volontè (Udc): «Sarebbe dovere civile non citare i punti del programma dei candidati»

«Per carità, l’arcivescovo può dichiarare ciò che vuole, ma a volte mi sembra che parli come un capo partito». Non si fa attendere la replica di Matteo Salvini, eurodeputato e capogruppo a Palazzo Marino della Lega. «Certamente - aggiunge - quello di Tettamanzi non è il pensiero dei milanesi e neppure di tutti i cattolici. Ma piuttosto di quella fazione minoritaria della Chiesa che pende a sinistra. A 50 chilometri di distanza il vescovo di Como quel discorso non l’avrebbe mai fatto. Quella che parla a Milano non è la chiesa del territorio che convive con i problemi reali, ma è quella parte chiusa nei palazzi del centro». Per Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale di Fi, «in Italia il voto agli immigrati è già possibile. «Una volta che diventano cittadini italiani - spiega - nessuno impedisce loro di votare. Giusta è, invece, la norma regionale che impone i cinque anni di residenza per accedere alle case popolari». Dal centrosinistra interviene Roberto Biscardini (Rosa nel pugno). «Non esiste inclusione sociale senza partecipazione alla vita amministrativa. Del voto agli immigrati si dibatte da oramai troppo tempo, senza aver trovato la volontà politica per approvare una legge. Il governo deve approvare nel più breve tempo possibile una legge. Intanto, da subito, il Comune potrebbe dare il voto agli stranieri, per le zone del decentramento e fare eleggere direttamente una consulta degli stranieri, sul modello francese». Obietta, oltre che sul merito, anche sulla forma Luca Volontè. «Astenersi dal prender parte e dal citare punti del programma dei singoli candidati - spiega il capogruppo alla Camera dell’Udc - è un dovere civile e nello stesso tempo un esercizio della virtù della prudenza. Entrambi elementi chiari a Tettamanzi».