Via Lega Lombarda: fumata grigia sulla risistemazione dell’ex deposito bus

Michela Giachetta

Fumata grigia ieri in consiglio comunale per la delibera riguardante il progetto di trasformazione e di riqualificazione del deposito Atac di via della Lega Lombarda e dell’intero quadrante che comprende via della Lega Lombarda, via Tiburtina, via Cupa e via Giano della Bella, in III Municipio. Il motivo del nulla di fatto è stata la mancanza del numero legale, lo stesso che circa due settimane fa aveva bloccato i lavori in aula Giulio Cesare. Il consiglio allora si era chiuso con un rinvio a ieri. E un parlottio fitto fra Fulvio Vento, presidente dell’Atac, Roberto Morassut, assessore all’Urbanistica e Nunzio D’Erme, leader di Action e consigliere capitolino del gruppo misto. L’oggetto della chiacchierata informale era appunto la delibera che sarà nuovamente in discussione oggi. E il futuro stesso dell’Atac, a cui appartengono gli immobili della zona. Spiega, infatti, Morassut: «Il documento prevede che l’enorme area (si tratta di 11.800 metri quadrati) di proprietà dell’azienda pubblica, venga alienata a privati e trasformata in zone residenziali, commerciali, con annesso parcheggio, maxi albergo, zone verdi».
Gli immobili presenti nella zona furono donati dal Comune ad Atac nel 2002, affinché quest’ultima potesse portarli in garanzia alla Cassa depositi e prestiti, per accendere mutui con cui risanare il debito in cui annaspa da anni. Ma pare che al momento l’azienda pubblica non abbia il denaro per pagare le rate e la vendita, quindi, le darebbe respiro e soldi in tasca. Per dirla con le parole di Morassut, infatti, «una volta approvata la delibera Atac potrà bandire una gara e vendere a un privato. Con i 12 milioni che si ricaveranno dall’alienazione si potrà dare il via al primo intervento di valorizzazione dell’azienda».
Per Sergio Marchi, capogruppo di An, «dando il via a questo progetto si fa un vero e proprio regalo ad Atac, che invece dovrebbe dimostrare di saper produrre reddito autonomamente». Anche Pasquale De Luca, capogruppo di Forza Italia in Campidoglio, mostra la sua contrarietà: «Siamo in disaccordo col Comune che sceglie di ripianare i debiti di un’azienda pubblica rivolgendosi ai privati».
Ma questo non è l’unico problema. In molti infatti lamentano il mancato coinvolgimento dei cittadini. «Si ha disprezzo dei comitati di quartiere che più volte hanno fatto sentire la loro voce contro questo progetto», evidenzia Marchi. Risale, infatti, circa a un mese fa, la manifestazione di protesta di diverse associazioni proprio davanti al deposito Atac. Alcune di loro, come i comitati di via della Lega Lombarda, erano presenti anche ieri in aula. E non erano soli. «È forte il nostro dissenso contro questo questo progetto - dichiara infatti Simona Panzini di Action, seduta in Aula Giulio Cesare - soprattutto perché non tiene conto delle esigenze dei cittadini». Anche Nunzio D’Erme ed i suoi, quindi, non ci stanno. Ecco spiegato il motivo di quel parlottio fitto fitto fra Vento, Morassut e D’Erme, che nella passata seduta aveva sottolineato che «in quell’area è prevista la colata di cemento per adeguare la Stazione Tiburtina alla Tav. I cittadini del municipio III, molti dei quali a rischio sfratto, non possono sopportare un ulteriore cementificazione». Senza tenere poi conto che anche il consiglio del III municipio, che ha una maggioranza di centrosinistra, si è espresso contro la delibera. Oggi forse sapremo se il provvedimento verrà adottato. E se le proteste dei cittadini e quel parlottio fra Vento, Morassut e D’Erme hanno portato a dei risultati.