Lega, minacce di morte dopo le ronde a ponente

Francesco Bruzzone consegna alla Digos una lettera anonima arrivata giovedì alla sede del partito

La sorpresa arriva a metà comizio, quando Francesco Bruzzone rilancia la sua volontà di andare avanti, di non farsi intimidire. Da chi? Da cosa? Il segretario regionale della Lega, in Galleria Mazzini, sa bene cosa intende dire. Infila la mano in tasca e chiama gli uomini della Digos. Consegna un foglietto. È una lettera anonima, arrivata giovedì nella sede della Lega. Scritta a mano, in stampatello, con una matita. E le frasi lasciano pochi dubbi sull’area politica di provenienza: «Maledetto fascista. Vi passeremo per le armi uno ad uno. Viva il 25 aprile. Neanche quei bravi ragazzi della Digos vi salveranno. Lega fuorilegge. Bruzzone morirai».
Una serie di minacce che non smuovono il segretario. «Anzi, semmai mi danno la forza di andare avanti - conferma Bruzzone -. È la dimostrazione che stiamo facendo bene, che stiamo dando fastidio. Alla sinistra, chiaramente, e a tutti quegli extracomunitari che non accettano di rispettare le regole». Ed era proprio questo il motivo che ha portato i leghisti ieri a manifestare. La voglia di sicurezza che parti sempre più consistenti della città chiedono. A ponente le «videoronde», i gruppi di attivisti e cittadini che hanno iniziato a girare armati di macchine fotografiche e cineprese per denunciare i reati, hanno aiutato ad abbattere il numero dei reati commessi nell’ultimo mese e mezzo. «Le denunce servono e questo noi vogliamo fare - spiega Alessio Piana, capogruppo della Lega in Comune -. Non possiamo né vogliamo risolvere direttamente il problema della criminalità. Ma visto che anche questa attività può servire, ci stiamo organizzando per estenderla al centro storico, che sta morendo per colpa della criminalità».
Alla manifestazione erano presenti il segretario provinciale Edoardo Rixi, Bruno Ravera, padre fondatore della Lega Nord in Liguria e Bruno Ferraccioli, responsdabile organizzativo nazionale.