La Lega: nessun governo senza Silvio

Roma«Nessuno pensa o ha mai pensato, come soluzione alla crisi, a maggioranze diverse da quelle uscite dalle urne nell’aprile del 2008 o a governi non presieduti da Silvio Berlusconi». Dichiarazione del ministro alla Semplificazione Roberto Calderoli, dove il «nessuno» sta per nessun leghista e le «maggioranze diverse», sono quelle che dovrebbero nascere da uno scambio tra federalismo (concessione di Fli alla Lega), altri due anni e mezzo di legislatura, una nuova legge elettorale e la fine dell’era Berlusconi (il prezzo che il Carroccio dovrebbe corrispondere al partito di Gianfranco Fini). Comunicato ufficiale arrivato ieri sera per chiarire la posizione della Lega e farla uscire dai retroscena che in questi giorni hanno dato conto dei timori (quello di cadere insieme all’esecutivo) e delle tentazioni conseguenti, staccare la spina al governo.
Le voci su un possibile smarcamento padano si erano rafforzate dopo il vertice di giovedì tra Bossi e Gianfranco Fini, segnato dal tentativo di Fli di sponsorizzare un governo guidato da un politico apprezzato dal partito del Nord, Giulio Tremonti, se non direttamente da un leghista, Roberto Maroni. E ieri sono state accreditate dall’esponente di Futuro e libertà più vicino a Gianfranco Fini. «Bossi è uscito dal cespuglio. È pronto a un nuovo governo, e cioè mette nel conto le dimissioni di Berlusconi. Il Pdl è spaventatissimo da questo dialogo appena avviato», ha assicurato Adolfo Urso, viceministro allo Sviluppo Economico, in un’intervista a la Repubblica.
In serata la smentita di Calderoli, che lascia intendere anche un esito del faccia a faccia di giovedì non così negativo. «Chi pensa, scrive o sostiene che l’incontro a Montecitorio tra Umberto Bossi e Gianfranco Fini rappresenti un fallimento - si legge nel comunicato di Calderoli - non sa neppure di che cosa si sta parlando».
Una difesa dell’ipotesi di crisi pilotata, che secondo il Carroccio rimane una possibile soluzione di compromesso. Che però non piace al Pdl. Ieri è stata bocciata dal ministro degli Esteri Franco Frattini: «Non vedo soluzioni bizantine e un po’ da Prima Repubblica». Parole che lasciano in campo solo l’alternativa tra questo governo e le elezioni, ma fanno salvo il ruolo di Bossi come mediatore tra Fli e il resto della maggioranza. Il Senatùr - ha assicurato Frattini - «Sta svolgendo un ruolo molto saggio e lungimirante di aiuto alla coalizione che ha vinto le elezioni. Mi fido della Lega come partito che sta garantendo stabilità. La Lega nei momenti difficili c’è sempre».
A tradurre in fatti la posizione di Caderoli è arrivata la rassicurazione di Piergiorgio Stiffoni, senatore leghista: «Noi leghisti siamo coerenti. Ci preme portare a termine il federalismo. Quindi voteremo e firmeremo la mozione del Pdl a sostegno del governo. I ministri leghisti sono tutti impegnati, da Maroni a Calderoli. Se poi qualcuno nella maggioranza impazzisce, beh, ne prendiamo atto ma cosa possiamo farci?». Come dire, la linea della Lega non cambia. E se i finiani dovessero pensare a colpi di testa, ad esempio un sostegno alle mozioni di sfiducia della sinistra, il Carroccio non ci sarà. Al massimo Umberto Bossi resterà dietro il cespuglio.