La Lega non ci sta: «Ci rubano il simbolo facciamo ricorso»

«Sono vent’anni che ci copiano - taglia corto Salvini - ma questa è gente che vale lo zero virgola. La Lega è come la nutella, tutti tentano di copiarla, ma nessuno ci riesce. E i milanesi lo sanno bene». Il Carroccio non ci sta e dopo l’annuncio della candidatura di Giancarlo Pagliarini con il simbolo Lega padana lombarda, ha già pronto il ricorso alla magistratura. Troppo simile, gli elettori potrebbero essere tratti in inganno. E, infatti, a marzo alle ultime Regionali, il Tar del Piemonte escluse la lista fotocopia. «È comunque triste - accusa Salvini - che ci sia chi ha fatto il ministro grazie alla Lega e adesso si presta a operazioni di sciacallaggio». Per nulla preoccupato Roberto Bernardelli, imprenditore alberghiero, politico di lungo corso e storico rappresentante della dissidenza leghista. «Il nostro simbolo esiste da sei anni e su quello della Lega c’è il nome di Bossi: non credo che gli elettori della Lega si confondano ancora», risponde alle critiche lui che a capo della lista da lui fondata si presentò come candidato presidente della Provincia nel 2004 raccogliendo l’1,8 per cento dei voti. Mentre Pagliarini spiega che vorrebbe «fare di Milano una città come Zurigo, ma potrei dire come Obvaldo, il primo cantone ad aver introdotto una flat tax uguale per tutti». E poi la promessa di nominare assessori sia di centrodestra che di centrosinistra. A cominciare da Fabrizio Spirolazzi (del Pd) come responsabile del Bilancio. «Solo così anche l’opposizione può lavorare al bene della città, invece di fare guerre politiche». La campagna elettorale? «Solo i santini: quando mi sono candidato alle comunali ho speso 560 euro». E giura di non volerne spendere di più.