«La Lega non farà altri passi indietro»

da Roma

Antonio Matarrese vicepresidente vicario della Figc? Per molti è il vecchio che avanza. «Sorrido a chi ironizza - la risposta del presidente di Lega che inizia il suo show nel giorno di Abete -. Sono stato fuori dal calcio italiano per 11 anni, ero alla guida della Figc nel ’96, allora Prodi era premier, Baudo conduceva Sanremo e Al Bano cantava... È scoppiata Calciopoli, ma io non c’ero. Non ho fatto domanda per rientrare, sono stato richiamato». Ora aspira alla carica in Federcalcio. «La Lega di A e B ha scelto di non lacerare l’assemblea con un suo candidato: è stato un passo indietro, non ne faremo altri», il chiaro avviso ad Abete. «Lui ha bisogno di me - prosegue Matarrese -. Noi facciamo il gioco delle parti: io prendo gli schiaffi, lui gli onori. Ha promesso la vicepresidenza vicaria, è un uomo di onore. Ma sia chiaro, non sono io che la chiedo: in consiglio ci sono quattro della Lega, tre sono indisponibili. Non crederete mica che poi io scriverò sul bigliettino “vice vicario”?». L’assenza in assemblea di Moratti («uno sfregio al calcio italiano», la stoccata del presidente Lotito) ha fatto cadere l’ipotesi di una sua candidatura. Crescono le quotazioni di Matarrese, che pensa a una delega per l’estero.
Ieri a fine discorso, tutti in fila per congratularsi («questo è un mondo di ruffiani...»). «La Federcalcio non esiste più, caro Giancarlo - ha detto nel suo intervento -. Mi piange il cuore sentire che nel mondo l’Italia ha un voto e conta come Andorra: quando ero presidente io, entrava l’Italia e tutti si alzavano. Non sto simpatico a Blatter? Chi se ne frega, gli starà simpatico Abete...». Stilettate finali: da Guido Rossi («alla fine ha capito che questo non era il suo mondo»), al ministro Melandri («dobbiamo tornare autonomi dalla politica, meglio antipatico che suddito»), fino a Gianni Petrucci («ci provi a tagliare i fondi al calcio...»).