La Lega non voterà il decreto: "Più truppe o via da Kabul"

Respinte le proposte del Carroccio per rafforzare il contingente. L’Udc boccia quelle di An e Forza Italia

Roma - La Lega mette dei puntelli, alza la posta e alla fine annunzia che si asterrà sul decreto di rifinanziamento delle missioni militari all’estero. Non ci sta più ad approvare il decreto sulla missione in Afghanistan così com’è «perché - spiega il capogruppo Roberto Maroni - le condizioni di contesto sono cambiate ed è necessario un adeguamento della missione, non una semplice proroga». Il Carroccio presenta due mozioni con le quali chiede di adeguare gli equipaggiamenti del contingente al più elevato livello di minaccia prevedibile e che siano riviste le regole di ingaggio. Quindi invita il governo a verificare il proprio atteggiamento in Libano e «a portare avanti il disarmo degli hezbollah, come richiesto dalla risoluzione Onu». A fronte di un voto positivo che non arriva, la Lega non solo si astiene ma afferma che «senza sicurezza è meglio cominciare a prevedere il ritiro delle nostre truppe». Federico Bricolo ha rimarcato che a fronte «dei grandi passi in tema di libertà, di istruzione e di aggregazione il governo di sinistra, per paura di scontentare i suoi finti pacifisti, ha deciso di non incrementare il potenziale militare, lasciando così i nostri uomini senza un adeguato supporto, materiale e psicologico».
Il resto del centrodestra sembra orientato invece a votare sì al decreto legge del governo. Anche se, come ha evidenziato l'ex ministro della Difesa Antonio Martino, la presenza italiana in Afghanistan è «inadeguata dal punto di vista delle regole di ingaggio, perché i nostri militari non possono operare nel Sud, dove la Nato ci richiede che vengano impiegati».
Sulla situazione in Afghanistan Martino parla di «peggioramento ampiamente previsto», ma che «non influisce sulla necessità di impedire la vittoria dei talebani». «Dobbiamo restare con maggiore determinazione e con maggiore impegno», sottolinea. Nessuna sorpresa da parte dell’Udc che ieri ha anche votato contro l’emendamento presentato da Forza Italia, An e Lega che chiedeva di accorciare la copertura finanziaria e l’autorizzazione alle missioni all’estero dal 31 dicembre al 30 giugno. «Siamo contro la precarizzazione delle missioni all’estero e ai giochi strumentali che su di esse si stanno tentando. Pertanto vogliamo che le missioni siano autorizzate per tutto il 2007», ha ribadito Francesco Bosi, responsabile nazionale Difesa e sicurezza dell’Udc.
Anche Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia, ha sostenuto la necessità che il governo doti il contingente di stanza a Herat di tutti i mezzi necessari a sostenere eventuali situazioni di emergenza. «In Afghanistan si gioca una partita decisiva per ciò che riguarda la lotta al terrorismo islamico ispirato dalle centrali più potenti del fondamentalismo», ha sottolineato Cicchitto. Il dibattito si è intrecciato con le proposte avanzate a sinistra sull’utilizzo delle coltivazioni d’oppio per uso farmaceutico, soprattutto nelle terapie contro il dolore. Proposta condivisa dal governo come ha sottolineato il viceministro degli Esteri, Ugo Intini, approvata dall’aula.
An, pur garantendo il sì al ddl, si è schierata con forza contro queste mozioni che puntano a «una sorta di narcotraffico istituzionalizzato». «Diciamo no a questa scelta avventata - ha sottolineato Maurizio Gasparri - che è il frutto della sconfitta del governo». Secondo Gasparri «è una conferma della indecisione che caratterizza questa maggioranza», perché la norma in questione «era già entrata in uno dei passaggi del testo del decreto, ma poi ne è stata decisa la soppressione». Di opinione diversa Daniela Santanchè. «Credo che se ne possa parlare, fermo restando che ci deve essere la certezza delle bontà delle cure. Non mi scandalizzerebbe se servisse alle cure palliative per combattere il dolore», ha ribadito la deputata di An.