La Lega «piccona» City Life E Sgarbi chiede il referendum

Calderoli: «I grattacieli? Un ecomostro» L’assessore comunale: «Piano scelto perché si costruisce di più»

(...) Che ha già pensato alla prossima crociata, quella contro il progetto City Life che dovrà (o vista l’aria che tira ultimamente è meglio dire “dovrebbe”) riqualificare l’area della vecchia Fiera. «I tre grattacieli? Tra cent’anni - assicura Calderoli - saranno ecomostri da abbattere. Oggi se ne tirano giù anche di molto meno brutti». Sgarbi ascolta e acconsente. Mentre dal centrosinistra arriva l’insulto. «L’ecomostro da abbattere - ringhia il deputato pd Pierluigi Mantini - è Calderoli». Di «discussione pseudoestetica mentre in gioco ci sono gli interessi», parla invece il capogruppo del Pd Marilena Adamo. Che però ricorda «la concessione di un’edificabilità doppia rispetto alla norma, edifici residenziali e gli stessi grattacieli posti in modo da rendere concluso e non disponibile al grande pubblico il parco». Un progetto, dunque, che non sembra piacere proprio a nessuno. «In giunta - rivela Sgarbi - sono stato l’unico ad oppormi agli architetti stranieri che hanno prodotto quei tre aborti». E riconosce al leader del centrodestra l’urlo del bambino quando scopre che il re è a passeggio nudo. «Berlusconi - spiega Sgarbi - finalmente ha tirato fuori il Celentano che c’è in tutti noi. Ha solo il coraggio di dire quello che tutti pensano. Compreso il sindaco Letizia Moratti che preferiva il progetto di Renzo Piano. Ma anche grandi architetti come Mario Botta o Giulia Crespi». Poi la stoccata. «Questo progetto è stato scelto soltanto perché comportava una maggior quantità di investimenti, perché si costruiva di più». E allora? «Allora si faccia un referendum e vediamo in quanti lo vogliono. E poi dopo che Lieberskind ha sparato contro Berlusconi, cioè a chi sta per diventare presidente del consiglio, si apre un caso politico. Non gli va bene quello che dice? Vada a lavorare altrove. Il rapporto tra il principe e l’architetto è fondamentale. L’E 42 è il momento più alto dell’architettura fascista perché la politica parlò con gli architetti e andò d’accordo con loro».
Va sul concreto Salvini ponendosi il problema della penale da pagare per far carta straccia dei progetti già approvati. «Per l’Expo del 2015 vogliamo una Milano bella e normale. Adesso bisogna vedere quanto costa dire di no. E chi paga». Ha le idee chiare anche Roberto Maroni che ieri ha presentato la sfida di calcio del 7 maggio tra le rappresentanze del Tibet e della Padania. «I grandi architetti che vogliono trasformare Milano in una piccola Shanghai o Manhattan - attacca - devono capire che lo stile meneghino va mantenuto nella sua orizzontalità. La sfida dell’Expo non è verticale, con i grattacieli, ma orizzontale, con i corsi d’acqua. Per questo il simbolo dell’Expo non deve essere un grattacielo, testimonianza più di modernismo che di modernità, Milano dovrà piuttosto trasformarsi in una capitale della ricerca biotecnologica».