La Lega in pressing: al Nord una tassa occulta che si chiama caro-vita

«Le gabbie salariali non sono acqua passata. Sono un’acqua ferma che ha bisogno di essere rimessa in circolo». La Lega rilancia. Sulle pagine della Padania, l’organo di stampa del Carroccio, si torna a parlare del meccanismo (abolito esattamente 40 anni fa, nel 1969) che lega i salari al territorio. Il senso è chiaro: buste paga più pesanti dove la vita è più cara.
Il quotidiano, ieri, riprendeva le parole di Rosi Mauro, vicepresidente del Senato e segretario del Sindacato Padano. «La contrattazione regionale - aveva detto la senatrice - deve essere il punto di arrivo di un’ampia armonizzazione per riequilibrare la busta paga legata al costo della vita nelle varie realtà territoriali del Paese. Il contratto nazionale non rappresenta più il Nord e il Sud, bisogna avere il coraggio di riformarlo e cambiare anche sui tavoli della contrattazione sia da parte sindacale che da parte delle imprese». Tradotto, bisogna reintrodurre le «gabbie».
Un tema, quello dell’incidenza del «caro-vita» sui salari, a cui il Sole 24 Ore aveva dedicato un’inchiesta pubblicata nell’aprile dell’anno scorso, e ripresa in parte dalla Padania. «Un edile milanese - scriveva il quotidiano di Confindustria - in media guadagna 1.478 euro lordi, invece dei 1.651 euro che sarebbero necessari per pareggiare il costo della vita registrato in quella provincia. Dunque deve accollarsi una “tassa” occulta di 173 euro mensili, che su base annua equivalgono a 2.249 euro, una volta e mezza il valore di una mensilità. Sul versante opposto, il suo collega di Campobasso dovrebbe percepire 1.312 euro. Il “guadagno”, in questo caso, è di 166 euro su base mensile, pari a 2.158 euro l’anno». Ancora, «per un metalmeccanico milanese, con una busta paga di 1.468 euro, la “perdita” è di 172 euro rispetto ai 1.640 euro che dovrebbe percepire per reggere al “caro vita”. Mentre il contratto nazionale assicura al suo collega napoletano 156 euro in più rispetto ai 1.312 euro equivalenti al livello di prezzi registrato nel capoluogo partenopeo». Un quadro su cui è tornato, ieri, anche il leghista Massimiliano Fedriga, membro della commissione Lavoro della Camera. «Ci piace che nel Libro Bianco del ministro Sacconi si faccia riferimento al federalismo fiscale in materia sanitaria», e tuttavia «ci distinguiamo dal ministro, perché secondo noi le gabbie salariali sono necessarie per mettere tutti i lavoratori sullo stesso piano, visto che la ricchezza dei lavoratori non si misura sui soldi in busta paga ma piuttosto sul potere d’acquisto che si ha».