La Lega a Prodi: "Intesa in 15 giorni o referendum"

Partite le consultazioni del governo sulla riforma elettorale. Maroni: "Disponibili a trovare un accordo, ma si faccia in fretta". Chiti fiducioso: "Si può concludere entro il 2008". Bertinotti: "La soluzione è matura"

Roma - Mattina di intensi contatti fra Prodi e la Lega in tema di riforma elettorale, con un incontro a Palazzo Chigi e una telefonata. Per parlare con Prodi e col ministro per le riforme Chiti sono andati a Palazzo Chigi il presidente dei deputati della Lega Maroni e il vicepresidente del Senato Calderoli, nell'ambito dei colloqui promossi dal governo con le forze politiche sul tema (già programmati i prossimi incontri tra il governo e gli altri partiti della Cdl). Prima del confronto, il premier ha chiamato a telefono il leader del Carroccio, Umberto Bossi per un saluto. «Siamo ottimisti - dichiara Roberto Maroni -. È stata una riunione più lunga del previsto perché abbiamo riscontrato un clima favorevole, sennò sarebbe durata un quarto d'ora. Da parte nostra ci sono le condizioni per fare una cosa utile e interessante. Se ci staranno gli altri, bene, altrimenti andremo al referendum». «Noi siamo disponibili a trovare un'intesa - ribadisce Roberto Calderoli -. Del resto è chiaro che o si trova quest'accordo sulla legge elettorale e le riforme costituzionali nelle prossime due settimane o si va al referendum».

La proposta del Carroccio «C'è la volontà delle forze politiche, responsabilmente, una volta per tutte, di metter mano alla Costituzione e di realizzare il Senato federale? - si domanda Calderoli - se c'è quello, allora, è pensabile di dar vita ad una legge elettorale conseguente, pensando a un modello spagnolo piuttosto che a quello tedesco. E - sottolinea - ci si può attrezzare per disinnescare lo strumento referendario che rischia di buttare all'aria le riforme e la legislatura. Diversamente si prenderanno delle strade diverse».

Bertinotti: la soluzione è matura «Che sia una necessità non mi pare vi sia dubbio alcuno - dichiara il presidente della Camera Fausto Bertinotti -, del resto è stato autorevolissimamente confermato più volte a partire dal presidente della Repubblica e il combinato disposto legge elettorale-riforme istituzionali si configura come un insieme la cui soluzione è del tutto matura: dipende per così dire dalle soggettività politiche ma la maturità di queste soluzioni è molto rilevante per cui io penso che la politica concorrerà a trovare questa soluzione».

Chiti: riforme complete entro la fine del 2008 Entro la fine del 2008 si potrebbe conclude il percorso istituzionale per ammodernare l'Italia attraverso le tre riforme costituzionali non più derogabili e una nuova legge elettorale. Ne è convinto il ministro per le Riforme, Vannino Chiti: «Credo che possiamo essere ormai all'ultimo miglio. Dobbiamo impegnarci insieme maggioranza e opposizione per concludere questo processo in un anno e mezzo al massimo. Se su questo prendiamo in impegno serio e trasparente - ha concluso - poi la parola passa al parlamento».

Pecoraro: dopo la riforma non si andrà a votare subito «Non ha nessun senso pensare che dopo la legge elettorale si vada subito al voto». È lapidaria l'opinone del ministro Alfonso Pecoraro Scanio sul tema della riforma della legge elettorale. «Prodi - dice - ha fatto bene ad aprire un confronto con tutta l'opposizione, perchè noi, diversamente da quanto fecero loro nella scorsa legislatura, vogliamo fare la riforma della legge elettorale con tutte le forze politiche d'accordo. Ma non ha nessun senso pensare che dopo la legge elettorale si vada subito al voto, perchè la legislatura, secondo la Costituzione, dura 5 anni».

Sgobio: sulla riforma c'è necessità di chiarezza «Sulla riforma della legge elettorale c'è necessità di chiarezza all'interno dell'Unione: vista la delicatezza della materia sarebbe opportuno procedere ad una riunione di maggioranza, che giunga a designare un percorso comune e ad una soluzione condivisa e accettata da tutti i partiti che la compongono». Lo afferma Pino Sgobio, capogruppo del Pdci alla Camera.

Finocchiaro: il parlamento è costretto ad occuparsene Il presidente dei senatori dell'Ulivo, Anna Finocchiaro, ha sottolineando «che è proprio la criticità emersa dall'applicazione della legge elettorale precedente a costringere il parlamento ad occuparsene». Questo «se non altro per ripristinare un'esigenza minima di democrazia che è quella costituita dal fatto che i cittadini possano scegliere i propri eletti e che i cittadini siano garantiti circa l'affidabilità della promessa elettorale che viene messa in forse tutte le volte in cui le maggioranze determinate dal calcolo delle leggi vigenti diventino risicatissime e quindi rischiano di infrangere la speranza legata dalla promessa elettorale». È anche ovvio, ha concluso la capogruppo dell'Ulivo, «che una legge elettorale non basta e io mi auguro che anche la riforma del sistema politico accompagni la stabilità e l'efficienza dei governi rispetto alla presentazione di un programma, di una coalizione e di un premier».