La Lega punta su Zaia e Tosi ma in Veneto è pronto l’outsider

RomaA voler scrivere una sceneggiatura cinematografica dal dossier leghista per il candidato governatore del Veneto bisognerebbe utilizzare l’avvolgente «effetto-notte» di Carol Reed ne Il terzo uomo. Il gioco del chiaroscuro, infatti, svela e poi subito cela immagini inattese.
Da mesi, ormai, non si fa che parlare di soli due presidenti in pectore: il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, e il sindaco di Verona, Flavio Tosi. Ma Umberto Bossi è un regista troppo sapiente e smaliziato per trasformare il copione in un campionario di ovvietà. Le due candidature sono le più forti e le più probabili, ma il gioco di luci e ombre è tutto nella «politica». Ed è proprio in quel sottile confine che si può scorgere in filigrana la sagoma del «terzo uomo» del Carroccio per Palazzo Balbi.
Il ragionamento, ovviamente, deve essere svolto a ritroso come in un flashback. Se la Lega optasse per Luca Zaia si troverebbe a dover affrontare due problemi di non piccola entità. Il primo è la probabile rinuncia a una poltrona ministeriale, che sarebbe rivendicata dal Pdl in seguito all’ovvio rimpasto (anche se l’ipotesi di una staffetta con Galan è tramontata). Le parole del coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa, sono in questo senso molto eloquenti. Luca Zaia, ha dichiarato, «è sicuramente un ottimo candidato. Certo, se sarà eletto non sarà ministro e a quel punto ci sarà un’altra persona al suo posto».
Il secondo problema è ancor più delicato. Con Zaia governatore si modificherebbero gli equilibri della Lega, che si regge sul saldissimo rapporto tra Bossi, Maroni e Calderoli. Mentre la candidatura di Roberto Cota in Piemonte è organica alla leadership leghista, un po’ meno lo sarebbe quella di Zaia che con il suo ottimo lavoro ministeriale gode ormai di crediti che vanno ben oltre la sfera di influenza del Carroccio.
Argomenti analoghi possono essere utilizzati, anche se in un ambito più ristretto, per il sindaco Tosi: si potrebbe perdere Verona e si conferirebbe maggior peso a un esponente che proprio nel Veneto ha svolto tutto il cursus honorum. Di qui la possibilità del «terzo uomo» che in via Bellerio si starebbe valutando. Anzi sarebbe meglio dire dei «terzi uomini» perché gli eventuali papabili sono due. Il primo è il capogruppo al Senato Federico Bricolo che ha una storia politica molto simile a quella del piemontese Cota. Il secondo è il vicepresidente della giunta regionale veneta, Franco Manzato: un nome che garantirebbe continuità sia con l’attuale governo (stemperando le fibrillazioni del Pdl veneto) sia con il territorio. Come detto, insomma, Zaia e Tosi restano le prime scelte anche se non si escludono ripensamenti dell’ultim’ora. La segreteria veneta della Lega, in contatto con Bossi, deciderà oggi.
Si tratta, tuttavia, di uno dei pochi tavoli ancora aperti per le candidature alle Regionali del centrodestra. Confermato Formigoni in Lombardia e lanciati Polverini nel Lazio, Biasotti in Liguria e Scopelliti in Calabria (dove il centrosinistra a gennaio svolgerà primarie con otto-candidati-otto!), sono solo due i principali nodi da sciogliere. In Campania si lavora sottotraccia. «Ci saranno delle sorprese», aveva promesso Silvio Berlusconi e così potrebbe essere giacché si vocifera di una candidatura femminile proveniente dalla società civile («una toga rosa», si mormora nel Pdl). In Puglia, invece, il ministro Fitto ha volutamente «rallentato»: la ricandidatura di Vendola è sgradita all’Udc che, a Bari, potrebbe tornare con il centrodestra.