La Lega punta sui fondi neri: meglio i titoli africani dei Bot

Operazione a sorpresa del tesoriere Belsito: snobba i bond italiani e punta sull’estero. Così 7 milioni di euro dei rimborsi elettorali liguri finiscono in Tanzania e a Cipro

Xenofobi i leghisti, specie con gli africani? Ma niente affatto, anzi investono i loro soldi - o meglio, i soldi del finanziamento pubblico ai partiti - in Tanzania, Africa nera. Fondi «neri» solo in senso geografico, tutto trasparente. La Lega ritiene più affidabile l’economia di quel Paese rispetto all’Italia visto che nell’ultima settimana di dicembre - racconta il Secolo XIX autore dello scoop -, mentre Monti cercava di «piazzare» Bot e Btp (tra l’altro con interessi super vantaggiosi), ha sottoscritto 4,5 milioni di euro in Purchase Investment Funds Tanzania, un fondo basato appunto nel paese del Kilimanjaro, del Serengeti National Park e di Zanzibar. Operazione considerata vantaggiosa dal tesoriere leghista Francesco Belsito (ex sottosegretario alla Semplificazione) e dai suoi consulenti finanziari, quelli di Banca Aletti (gruppo Banco Popolare), in particolare Stefano Bonet, «executive consultant» ma anche amministratore di società già in affari con Aldo Brancher, ex ministro più breve della storia in quota «asse Lega-Pdl». Lo spostamento di 4,5 milioni di euro da uno dei (tanti) conti correnti intestati al partito «Lega nord» al fondo della Tanzania è datato 30 dicembre 2011, quando cioè il Bot rendeva più del 6%. Un investimento forse ancora più redditizio, ma sicuramente più rischioso visto che un dossier della Farnesina e dell’Ice riporta che «la Tanzania figura nella sesta categoria di rischiosità Ocse (su sette)».
E non è l’unico movimento estero del Carroccio. Due giorni prima, il giorno 28, il tesoriere Belsito investe per conto della Lega 1.200.000 euro a Cipro, precisamente nel fondo Krispa Enterprise Ltd basato a Larnaca, città turistica dell’isola che fino a poco tempo fa era nella lista nera dei «paradisi fiscali», ma che nel 2010 il ministero delle Finanze ha promosso a economia «bianca» insieme a Malta (Paese, detto per inciso, dove Belsito avrebbe preso una contestata laurea in Comunicazione).
Ma lo shopping finanziario dicembrino della Lega si completa con un’altra operazione, questa volta su valute estere. Si rimane però in Europa, perché il fiuto finanziario degli uomini di Bossi, per l’esattezza il 14 dicembre, li ha spinti a comprare - nel pieno della tormenta sull’euro - 7,7 milioni di corone norvegesi (pari a circa un milione di euro), investimento vincolato a sei mesi con un tasso di interesse del 3,5% (anche questo quindi meno vantaggioso dei Bot, almeno sulla carta). Quindi in totale, nel giro di due settimane, dai conti del Carroccio presso Banco popolare (a Genova, dove risiede e opera Belsito) sono partiti 7 milioni di euro circa, una cifra considerevole, pari a oltre una rata annuale del rimborso spettante alla Lega per le ultime regionali. Tanzania, Norvegia, Cipro. «Diversifichiamo per far rendere meglio i nostri soldi - spiega il tesoriere fedelissimo di Bossi -. Tenere vivo un partito come la Lega costa».
Emergono poi altri movimenti interessanti (che fanno lamentare a Belsito la violazione del segreto bancario) nell’ultimo semestre sui conti correnti liguri della Lega. Da lì sono stati staccati assegni per un valore complessivo di 450mila euro. Poi risultano trasferiti dai conti liguri circa 700mila euro ad altri conti correnti della Lega nord, su cui avrebbe la firma sempre Belsito come amministratore del partito. Tutto in regola, tutto chiaro. Come anche i 50mila euro prelevati direttamente da lui, in contanti. Soldi che servono a finanziare le sedi locali e le spese, spiegano dalla Lega. Dove però c’è una corrente che non ha particolari simpatie per l’attuale tesoriere (ruolo di estrema delicatezza...), poiché esponente del cosiddetto «cerchio magico» leghista. Dopo l’incidente con la laurea misteriosa (a Malta, poi disse di averla presa a Londra), Belsito si fece beccare a parcheggiare il suo Porsche Cayenne negli spazi della Questura a Genova. Anche lì, tutto in regola, tutto chiaro, solo maliziosa curiosità dei giornalisti.